pubblicazione
Epidemiol Prev 2020; 44 (4), luglio-agosto

Epidemiologia&Prevenzione cover

Un altro numero di E&P nell’anno del Covid-19. Scriviamo questo testo nell’agosto del 2020 con alle spalle l’esperienza della fase di esplosione della pandemia, così dura, in specie per chi si trova nel Nord del Paese. Abbiamo vissuto tempi che non avevamo mai visto prima. Nei decenni passati, numerosi disastri frutto della violenza o dell’incuria dell’uomo avevano provocato il dolore di ampie comunità. Ma in questo 2020 abbiamo sperimentato il dolore nazionale: un intero popolo si è trovato a vivere un dramma collettivo. E al lockdown nazionale il Paese ha risposto con segni di profonda solidarietà, sino all’eroismo in ambito medico e sociale. Solidarietà diffusa,...

Un altro numero di E&P nell’anno del Covid-19. Scriviamo questo testo nell’agosto del 2020 con alle spalle l’esperienza della fase di esplosione della pandemia, così dura, in specie per chi si trova nel Nord del Paese. Abbiamo vissuto tempi che non avevamo mai visto prima. Nei decenni passati, numerosi disastri frutto della violenza o dell’incuria dell’uomo avevano provocato il dolore di ampie comunità. Ma in questo 2020 abbiamo sperimentato il dolore nazionale: un intero popolo si è trovato a vivere un dramma collettivo. E al lockdown nazionale il Paese ha risposto con segni di profonda solidarietà, sino all’eroismo in ambito medico e sociale. Solidarietà diffusa, ampia, condivisa. Persino nelle lunghe file distanziate e mascherate hanno prevalso la cortesia e la spinta a un vivere come comunità. Ma ciò che ha segnato la storia dell’evento è stata la decisione di mettere la salute al primo posto: gli altri interessi e diritti hanno dovuto recedere. Il capitalismo neoliberista e il suo mantra, il profitto, che da decenni regolavano le scelte nazionali, ed europee, sono stati posti alle spalle del diritto primario alla salute. Nel solco della cultura della nostra rivista. La lotta alla malattia e gli strumenti per la sua sconfitta sono diventati il cuore del dibattito nazionale, tutti hanno saputo che vi è una disciplina, l’epidemiologia, che studia le malattie e suggerisce scelte per prevenirle. Da mesi, ogni giorno i media ci informano sulla diffusione del virus e sui suoi effetti. Ma, a dimostrazione delle inadeguatezze di noi epidemiologi nel trasferire e comunicare le nostre competenze, tutti gli strumenti minimi del nostro lavoro non sono stati – e perlopiù ancora non sono – considerati dai media come avrebbero dovuto. La malattia è tuttora prevalentemente descritta attraverso numeri assoluti, le frequenze nelle popolazioni, tassi e proporzioni sono raramente presentati e il problema della qualità dei dati, che tanto ci impegna, poco considerato. Tutti ci siamo resi conto di questa frattura tra risalto dell’epidemiologia e insufficienza nell’uso dei suoi strumenti; sul tema abbiamo ricevuto la lettera di Claudia Vener e coll. che presentiamo in questo numero a futura memoria. Come riscatto, però, la comunità degli epidemiologi che ruota intorno alla rivista ha cercato di esprimere una posizione collettiva. Ne è un esempio l’editoriale di AIE ed E&P (Paolo Vineis e coll.) che, forte delle competenze sulla diffusione della malattia, suggerisce vie per il contrasto alla sua prospettata recrudescenza. Invitiamo i decisori a considerare l’elenco di indicazioni di sanità pubblica fornite dall’editoriale che potrebbero aiutare la politica in questa nuova fase della pandemia.
Mentre l’uso pubblico degli strumenti epidemiologici rimane elementare, continua anche in E&P la discussione culturalmente profonda sul tema della qualità delle prove: si veda il testo di Paolo Giorgi Rossi ed Eugenio Paci, che discutono anche di come non si debba essere fagocitati dalla tecnica statistica nell’individuare nuovi protocolli terapeutici. Abbiamo deciso che, mentre l’epidemia coinvolgeva molti di noi, E&P doveva continuare a presentare contributi delle diverse aree di studio di interesse della rivista. Eleonora Bruni e coll. ci ricordano con il loro studio che dormire bene fa bene alla salute; Alessandra Lugo e coll. ci segnalano che, a fronte della riduzione del numero dei fumatori, circa il 50 % di loro fuma mentre guida e quasi il 10% degli incidenti stradali potrebbe essere associato a tali comportamenti. Sempre sul rischio da fumo, segnaliamo il testo di Giuseppe Gorini e coll., che richiama l’attenzione sull’elevata frequenza di adolescenti che fumano nel nostro Paese, ovunque, ma in particolare nelle regioni del Sud e in Sardegna. Claudia Marino e coll. studiano l’offerta di trapianti di rene e gli esiti dopo il trapianto per un decennio nel Lazio, segnalando che il tasso di mortalità a 1 anno è diminuito nel tempo. Antonella Usticano e coll., stimando le proiezioni di incidenza e mortalità per mesotelioma pleurico in Sicilia, ci ricordano che l’amianto diffuso nel nostro Paese, pur all’interno di tendenze meno a rischio, potrà ancora provocare morti e decessi nei prossimi anni.
La lettura dei contributi che presentiamo forse ci aiuterà a continuare a fare bene il nostro lavoro: vero antidoto per affrontare con coraggio i difficili mesi che verranno sul fronte epidemico.

Andrea Micheli

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