pubblicazione
Epidemiol Prev 2020; 44 (1), gennaio-febbraio

Epidemiologia&Prevenzione cover

Tre anni fa, celebrando i primi 40 anni della nostra rivista, ne avevamo augurati altri 40, e oggi possiamo dire che, nonostante le difficoltà economiche, E&P tenacemente resiste! Anzi, si arricchisce di nuove iniziative. Ogni numero è il frutto della nostra Comunità che fa scienza e sa che del suo fare c’è bisogno! È anche il frutto di una redazione che ne garantisce la periodica uscita, di cui anche questa volta andiamo orgogliosi. Questi tempi di diffusione di COVID-19, la malattia trasmissibile insorta in Cina, pongono parecchi interrogativi anche all’epidemiologia italiana: qui pubblichiamo un primo editoriale di Pierluigi Lopalco, ma le pagine...

Tre anni fa, celebrando i primi 40 anni della nostra rivista, ne avevamo augurati altri 40, e oggi possiamo dire che, nonostante le difficoltà economiche, E&P tenacemente resiste! Anzi, si arricchisce di nuove iniziative. Ogni numero è il frutto della nostra Comunità che fa scienza e sa che del suo fare c’è bisogno! È anche il frutto di una redazione che ne garantisce la periodica uscita, di cui anche questa volta andiamo orgogliosi. Questi tempi di diffusione di COVID-19, la malattia trasmissibile insorta in Cina, pongono parecchi interrogativi anche all’epidemiologia italiana: qui pubblichiamo un primo editoriale di Pierluigi Lopalco, ma le pagine di E&P sono aperte a vostri altri contributi. Da tempo la rivista sta ragionando sui problemi della comunicazione e sulla distorsione della conoscenza sia sui social media sia in ambito scientifico. Piergiorgio Duca, parlando di amianto e di modelli di rischio, ci ricorda che nel mondo scientifico non distribuiamo verità, ma tentativi utili per la comprensione della realtà, sotto determinate condizioni e limiti. Ma questi limiti e la conseguente incertezza della scienza non dovrebbero permettere di ribaltare il patrimonio di conoscenze accumulate, se non impostando nuove condizioni e nuovi limiti, razionalmente accettabili. Succede invece che in questa epoca pare tutto possibile. Un testo utile, quello di Duca, anche in sede giudiziaria, dove esperti associati all’industria sovvertono le basi della conoscenza in campo eziologico contestando l’approccio probabilistico allo sviluppo della conoscenza. Esso ricorda che la conoscenza in media su base probabilistica permette utili trattamenti medici individuali, e l’autore, giustamente, si chiede come sia possibile da un lato riconoscere che un fattore di rischio determini probabilmente un danno in una popolazione e dall’altro contestarne l’esito probabile su un singolo individuo. In antitesi a chi nega l’attribuzione del recente riscaldamento globale all’attività antropica, Antonello Pasini, in un editoriale, mostra come studi modellistici basati su approcci molto diversi convergano tutti nel dimostrare come sia proprio l’intervento dell’uomo ad aver alterato l’andamento naturale del clima: «un punto fermo – afferma l’autore rivolgendosi idealmente agli epidemiologi – da cui far partire gli studi di impatto». E se oltre a utilizzare modelli, la scienza si abituasse anche a sentire la voce degli operai esposti oppure quella dei contadini o delle popolazioni coinvolte in inondazioni probabilmente ne ricaverebbe un importante aiuto nel produrre conoscenza! Il testo di Paolo Bruzzi interloquisce con i precedenti testi pubblicati da E&P nella serie dedicata alla qualità delle prove, chiarendo una confusione lessicale e talvolta di contenuto tra studi osservazionali e gli studi clinici sperimentali non randomizzati. Discutendo del tema, l’autore si sofferma sull’astratezza dell’approccio frequentista, così ancora predominante nella scienza biomedica, a confronto, in ambito probabilistico, con la teoria bayesiana, invece così prossima alla modalità di decisione in ambito medico. Il contributo di Alessandro Marinaccio et al., che riporta gli esiti del lavoro dei registri tumori specializzati per il censimento dei casi di mesotelioma pleurico, suggerisce che il controllo dell’amianto potrebbe essere un modello per il contrasto ai contaminanti ubiquitari e alle sostanze pericolose incluse nei processi produttivi. Cesare e Beniamino Cislaghi in un contributo di riflessione sulle modalità di ripartizione della spesa sanitaria tra le regioni, ci segnalano come l’attuale riparto sostanzialmente basato sulla distribuzione per età della popolazione porti alla fine a danneggiare le aree meno fortunate e con maggior bisogno di salute. Tra altri testi che ci parlano di dati sulla violenza interpersonale in un’area del Nord-Est Italia (Valent), oppure di infortuni sul lavoro, (ri)-proponendo una comunità di pratica e narrazione (Bena), invito a considerare il testo di Giustini et al. sulla frequenza di uso di dispositivi di sicurezza sui veicoli. Ricordo anche di consultare l’Atlante di mortalità della regione Campania, corposo allegato a questo numero di E&P, che presenta i dati di mortalità per causa con dettaglio comunale di un’area del Paese in cui i problemi di salute e ambiente sono fortemente intrecciati. Questo e molto altro in questo fascicolo, per una buona lettura.

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