Rubrica Cambiamenti di clima

Cambiamenti di clima

Paolo Vineis

Sono nato in Piemonte nel 1951 e mi sono laureato in Medicina. Dopo una breve parentesi di attivita’ clinica e come medico del lavoro nelle fabbriche della cintura di Torino, mi sono dedicato alla ricerca epidemiologica nel gruppo per molti anni diretto da Benedetto Terracini (senza retorica, il mio “maestro”). Il mio primo lavoro come epidemiologo venne generosamente finanziato con una borsa di studio degli avvocati di parte civile del processo IPCA di Cirie’ (una fabbrica in cui vi fu una massiccia epidemia di tumori professionali da coloranti). Dopo avere lavorato un anno negli Stati Uniti (al National Cancer Institute di Bethesda) ho lavorato a Torino presso l’Unita’ di Epidemiologia dei Tumori del CPO-Piemonte fino al 2004, quando ho ottenuto la Cattedra di Epidemiologia Ambientale all’Imperial College di Londra, dove mi trovo tuttora. Il mio lavoro attuale mira ad applicare le tecniche di laboratorio allo studio dei fattori ambientali, e a questo fine dirigo un’Unita’ di Epidemiologia Molecolare e Genetica alla Fondazione HuGeF di Torino.

Gli epidemiologi sono abituati ad analizzare situazioni ambientali difficili, dove la ricostruzione dei nessi causali puo’ essere laboriosa ed elusiva. Nonostante questo, dobbiamo fornire a chi opera nella sanita’ pubblica elementi concreti per agire e proteggere la popolazione. In nessun campo come in quello del cambiamento climatico le difficolta’ accennate si amplificano. Di fronte alle incertezze causali, l’Intergovernmental Panel for Climate Change sta facendo un lavoro egregio, associando ai giudizi sui cambiamenti del clima e sulle loro conseguenze una valutazione di credibilita’, simile alla gradazione delle prove utilizzata nelle Monografie della IARC sui rischi di cancerogenicita’, ma anche nelle line guida cliniche ispirate all’Evidence-based medicine. In questa rubrica cercheremo di descrivere alcuni dei nuovi problemi ambientali e sanitari creati dal cambiamento del clima, sapendo che ci troviamo di fronte a un grado di difficolta’ superiore a quelli cui siamo stati finora abituati.

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