Ma è vero che metà degli italiani non riesce a curarsi?

Titolo shock della “busiarda” (leggi La Stampa): Un italiano su due non riesce a pagarsi farmaci e visite mediche. Erano 12 milioni, per il Censis, gli italiani che non potevano curarsi e sono adesso diventati 30 milioni! Perché si continua a fare queste fastidiose sparate totalmente false? Che ne pensate?

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Questo è quello che penso io

Giovedì 14 marzo 2019 sulla prima pagina del quotidiano la Stampa troneggiava questo titolo shoccante che rimandava a pagina 3 per un articolo a firma Nicola Lillo e Gabriele Martino dal titolo meno enfatizzante: “Un italiano su due fa fatica a pagare le visite mediche”. Lo stesso dossier conteneva anche un articolo di Lidia Catalano “I farmaci sono troppo costosi, siamo preoccupati per i figli”, ed un altro articolo di Roberto Giovannini, già presidente Istat, “Diseguaglianze in aumento, il Paese rischia di esplodere”.

Non sono chiare le intenzioni del dossier: forse solo denunciare le difficoltà degli italiani che ogni giorno si impoveriscono di più oppure affermare che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non funziona e non è in grado di assistere la popolazione? Io spero, e credo, che gli autori avessero la prima delle intenzioni ma forse non si rendono conto che un certo approccio al problema fa scivolare il senso dell’articolo verso la seconda, e ciò soprattutto in seguito alla titolazione “scandalistica”. 

Il SSN, infatti, ha sicuramente rappresentato il principale fattore di resilienza durante la crisi economica e nessuno può affermare oggi di aver perso il diritto di essere assistito. Ciò nonostante alcuni problemi di accesso ai servizi sono veri e consistono vuoi nella carenza di strutture realmente valide in alcune aree del Paese, vuoi nella permanenza di liste di attesa troppo lunghe, vuoi infine nella reale esosità di alcuni ticket. Bisogna quindi chiedersi se la garanzia dei LEA, sancita dalla Costituzione, sia sempre presente oppure no. Ma se ci sono dei problemi reali nel SSN, ciò non significa che si debba distruggerlo per costruire altre forme di welfare magari più gradite al mercato.

L’articolo fa riferimento ad una indagine che Altroconsumo ha svolto su un esiguo campione di 1628 persone dal Nord al Sud; si consideri che le indagini Istat Multiscopo sulla Salute hanno campioni quasi cento volte più ampi! Si afferma nelle conclusioni che per il 27% dei rispondenti sono state molto difficili o impossibili le cure dentistiche, per il 18% le visite specialistiche, per il 12% l’acquisto di farmaci. Flavio Pellegrinuzzi, curatore dell’indagine, però poi afferma che “Stiamo parlando della percezione dei cittadini, non di dati oggettivi”. Ma allora il problema non sta tanto nel SSN quanto nella paura che la crisi economica ha innescato nella popolazione di non poter essere assistiti pur avendone bisogno. Se questo è, non titoliamo allora scrivendo che “un italiano su due non riesce a pagare”, quasi che la sanità in Italia fosse garantita solo ai ricchi, ma solo che la popolazione ha paura di non riuscire a sostenere delle spese anche nel settore sanitario.

Ma oggi la garanzia dei LEA è reale oppure no? Per il settore odontoiatrico, solo marginalmente inserito nei LEA, sicuramente la garanzia è per lo più assente e molti rinunciano, o per lo meno rinviano, l’accesso alle cure. Per le visite specialistiche il problema sono le liste di attesa ed i ticket; si legge nell’articolo di una lista di attesa di sei mesi per strabismo; sei mesi sono tanti ma onestamente vi erano indicazioni cliniche per avere una visita in tempi più brevi?  Per un paziente aspettare è sempre fastidioso, ma non si documentano nel testo delle impossibilità ad avere visite specialistiche clinicamente urgenti! E’ sempre una necessità o talvolta solo un lusso controllare l’ansia? Forse una migliore comunicazione aiuterebbe alcuni pazienti ad aspettare senza eccessivi patemi d’animo, ed invece l’offerta di prestazioni private a pagamento gioca proprio su questi fattori di ansietà. 

Il problema ticket invece è reale e si dovrebbe intervenire come peraltro prevedeva il Patto per la Salute in cui si stabiliva che i ticket sarebbero stati rivisti entro il Novembre 2014 ed invece nulla si è fatto. Il settore che crea maggiori difficoltà è quello delle prestazioni diagnostiche per le quali non ci sono esenzioni se non per fasce di reddito ed età, ma molti utenti che non rientrano in questi criteri hanno reali difficoltà a sostenere l’accumularsi di ticket che tra esami di laboratorio, esami di diagnostica per immagine, visite specialistiche ed altro può facilmente superare il valore di alcune centinaia di euro. I ticket devono essere rivisti e soprattutto deve essere introdotto un limite massimo di ticket cumulativo.

Per i farmaci invece si deve distinguere tra farmaci di fascia A, di fascia C e farmaci non considerati tali, o per lo meno non essenziali, dal SSN. Sui farmaci della fascia A (tra i quali tutti i cosiddetti “salva vita”) i ticket non sono mai per lo più proibitivi e quindi difficilmente si può dire che ci sia chi non ne può usufruire.
Per i farmaci di fascia C, destinati a disturbi di lievi entità e solitamente di costo modesto, possono sorgere dei problemi a carico di pazienti indigenti ma non classificati come tali da parte del SSN. Si dovrebbero prevedere delle eccezioni più ampie per consentire un accesso gratuito ad utenti che ne debbano fare uso frequente. Un problema differente riguarda i farmaci che non sono considerati di provata efficacia o non sono appropriati in relazione alla patologia del paziente. Se il farmaco non è appropriato è giusto non erogarlo gratuitamente, se invece lo è ma non vi è gratuità allora se ne dovrebbe rivedere l’esclusione dalla fascia A. Nell’articolo de La Stampa si parla di fermenti lattici, di integratori, di antipiretici, di antiinfiammatori blandi … e mai di farmaci salva vita o necessari per curare patologie importanti

In conclusione: un conto è ragionare di povertà e affermare che nessun indigente dovrebbe rinunciare a curarsi perché non ne ha i mezzi, e quindi occorre almeno rivedere i ticket; un conto è ragionare se la lista dei LEA sia realmente esauriente o debba essere ulteriormente integrata; un conto invece è criticare il SSN accusandolo di non essere in grado di assistere tutti i cittadini e quindi auspicandone l’abolizione. Forse l’articolo era solo un grido di disagio, ma troppo facilmente questo discorso può diventare uno strumento per spingere verso la privatizzazione della sanità.

Il SSN deve, e può, garantire assistenza sanitaria a tutti indipendentemente dalla loro condizione economica! Tocca al Governo ma anche a tutti noi difenderlo e fare in modo che funzioni bene.

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