lettera
Epidemiol Prev 2012; 36 (1): 3-3

Moniter: discussioni intorno a un comunicato stampa


Il 2 dicembre il comunicato stampa prodotto dalla giunta della Regione Emilia Romagna per la presentazione del rapporto finale del progetto Moniter e la mia reazione a esso hanno creato rumore, soprattutto nei blog degli ambientalisti e in quelli del Movimento cinque stelle.

Moniter è stato finanziato nel 2007 dalla Regione Emilia Romagna con 3 milioni di euro. E’ un progetto multidisciplinare di alta qualità, rivolto agli effetti degli inceneritori sull’ambiente e sulla salute, alla tossicità delle emissioni e ai metodi per la valutazione di impatto sanitario. Moniter, inoltre, è un raro esempio di virtuoso comportamento meta scientifico: continua integrazione tra settori di ricerca diversi, inclusione di una linea progettuale rivolta alla comunicazione, rispetto per i tempi previsti per la conclusione degli studi, tempestiva inclusione nel sito web dei rapporti delle azioni concluse, presentazione dei risultati in riunioni aperte, continuo riferimento a un comitato scientifico che, per garantirsi indipendenza, ha rinunciato a gettoni di presenza e che ho avuto il privilegio di presiedere.

La valutazione conclusiva del comitato scientifico dei risultati di Moniter, che introduce il rapporto finale è reperibile su http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/moniter/quaderni/04_Risultati_Moniter.pdf

Giudico tale valutazione equilibrata. Le misurazioni ambientali sono ampiamente al di sotto dei limiti di legge. Sono rassicuranti le osservazioni epidemiologiche sugli effetti a lungo termine, con la possibile eccezione di un eccesso di linfomi non Hodgkin a Modena (discutibile sul piano statistico e semmai attribuibile a impianti di vecchia generazione). Altri eccessi (e deficit) di tumori, emersi in analisi statistiche basate su confronti multipli, sono poco sostenibili. Le popolazioni maggiormente esposte alle emissioni degli inceneritori sono a rischio di nascite pretermine (e –forse– di nati piccoli per l’età gestazionale). Correttamente, viene segnalato che un limite di Moniter è stato quello di non avere studiato effetti a breve termine. Last, but not least, il comitato scientifico ha richiamato i principi precauzionali in tema di produzione e smaltimento dei rifiuti enunciati dalla Organizzazione mondiale della sanità (ripresi dall’Associazione italiana di epidemiologia nel 2009).

A fronte del giudizio articolato del comitato scientifico, il comunicato stampa della giunta regionale, preparato alla vigilia della riunione:

  •  enfatizzava la mancanza di eccessi di rischio tumorale, omettendo di segnalare le riserve sui linfomi non Hodgkin a Modena;
  • addolciva l’interpretazione degli effetti sugli esiti delle gravidanza, in quanto rientrano “entro la media regionale” (ignorando l’evidenza di coerenza interna, e anche la concordanza con i risultati di altri studi);
  • dava per dimostrata l’ininfluenza dell’essere nato pretermine sulla futura salute dei nati;
  • ometteva di segnalare che Moniter limitava il proprio obiettivo di studio a tumori, eventi letali ed esiti delle gravidanze;
  • ignorava completamente i richiami del comitato scientifico alle politiche prudenziali enunciate dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Quando, verso la conclusione del convegno di Bologna, dalla sala è giunta una richiesta di delucidazioni sul comunicato stampa (di cui io fino a quel momento non ero a conoscenza), istintivamente ho reputato opportuno che venisse ritirato. Probabilmente con il mio istinto ho causato qualche disagio nei committenti di Moniter (oltre a qualche applauso nella platea). Comunque, nel giro di pochi giorni il comunicato stampa originale è stato sostituito con altro reperibile su

http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2011/dicembre/Inceneritori-presentati-i-risultati-di-Moniter/  

La nuova versione introduce alcuni caveat alle complessivamente tranquillizzanti conclusioni di Moniter, compreso un richiamo alla preoccupazione per i linfomi non Hodgkin a Modena, ma non corregge l’informazione che viene data sugli esiti delle gravidanze. Integra la versione originale con l’impegno degli assessori regionali a dare la massima priorità alla prevenzione della produzione di rifiuti, all'incentivazione del riciclo e al «ricorso al termovalorizzatore... come soluzione sempre più residuale».

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma i comunicati stampa passano mentre i rifiuti restano. Ed è lecito chiedersi che impatto avranno i risultati di Moniter sulle strategie emiliane per il loro smaltimento. Noi ricercatori –e in particolare noi epidemiologi–non abbiamo (almeno io non ho) l’arroganza di presumere di avere la soluzione in tasca per risolvere il problema dei rifiuti. Ma se vogliamo salvaguardare il valore del nostro mestiere, abbiamo il diritto/dovere di sollecitare i decision makers politici a esplicitare se e come i risultati delle ricerche come Moniter vengono utilizzati per rendere il ricorso all’incenerimento una soluzione “sempre più residuale”. Se il loro avviso è che i risultati di Moniter non suggeriscano alcun cambiamento delle strategie attuali, lo dicano. Dopo Moniter, l’Emilia Romagna si accinge a spendere 7 milioni di euro in Supersito, un nuovo progetto di ricerca sugli effetti dell’inquinamento atmosferico, che «raccoglie il testimone di Moniter». Iniziativa lodevole (quante regioni italiane impregnate di amianto spendono cifre del genere in ricerca sugli effetti dell’amianto? Ce ne sarebbe davvero bisogno!), ma che rischia di essere equivoca se non si specificano fin dall’inizio le ipotesi di utilizzo dei futuri risultati (e se non si crea ora il precedente dicendo come si utilizzeranno i risultati di Moniter). Non vorrei che lo spirito sia quello di produrre scienza per fare altra scienza, di produrre epidemiologia per fare altra epidemiologia. Talvolta, anzi spesso, il ritornello liturgico «more research is needed» rischia di essere equivoco.

Benedetto Terracini, Past director di E&P

Commenti

responsabile linea progettuale epidemiologica moniter

La fascinazione dei risultati di Moniter che riferisce Carra è forse un pò inusuale, con riferimento a uno studio di epidemiologia ambientale, ma il Progetto ha offerto effettivamente spunti molto interessanti, come già ha riportato Ranzi nel suo commento. I problemi di fondo di questo studio, come di altri analoghi, sono ancora una volta l’incertezza dei risultati, la trasparenza comunicativa, l’utilizzo che altri – i decisori- intendono farne.
I risultati sui nati pretermine, sufficientemente robusti da resistere alle diverse analisi di sensibilità a cui sono stati sottoposti, coerenti con l’unico altro studio pubblicato sul tema, coerenti nei due sottogruppi a gravità crescente di esito, hanno tuttavia dei limiti chiaramente identificati nel Rapporto tecnico pubblicato sul sito: tra questi il maggiore è, secondo me, la diversa qualità dei dati di esposizione ambientale tra inceneritore e tutte le altre fonti. Infatti, benchè il modello di dispersione al suolo utilizzato per valutare le esposizioni sia lo stesso in entrambi i casi (ADMS Urban), per l’inceneritore sono stati usati i valori delle emissioni misurati in continuo, mentre per le altre fonti sono stati usati i dati documentali. Non si può quindi escludere che una eventuale migliore valutazione dell’esposizione ad altre fonti potrebbe almeno in parte modificare i risultati ottenuti. Tuttavia la replica dello studio sul periodo recente 2007-2010, da poco conclusa e di cui sarà in breve disponibile il rapporto tecnico sul sito, ha confermato i risultati già riportati. Questa coerenza è un elemento a favore di una relazione causale tra esposizione ed esito.
In Moniter la trasparenza nella comunicazione di tutto il Progetto è stata buona, perfettibile certamente, ma onesta: i dati sono stati prodotti con la massima autonomia, l’unico esame a cui sono stati sottoposti è stato quello sulla loro qualità e affidabilità, da parte di un Comitato Scientifico autorevole e totalmente autonomo dal potere amministartivo e politico. Non è stato celato alcun dato, i Rapporti tecnici relazionano con chiarezza sui metodi, i risultati, i loro limiti. Eppure nel seminario conclusivo c’è stato l’incidente comunicativo di cui riferisce Terracini e, a partire da quello, la sensazione sorta in una parte dell’opinione pubblica che, sotto il piccolo infortunio di tecnica comunicativa, si palesasse la reale volontà degli Amministratori di minimizzare qualunque esito non assolutamente negativo osservato da Moniter, al fine di evitare alcuna interferenza tra i dati rilevati e le decisioni assunte o da assumere. Ritengo che questa interpretazione dell'incidente sia infondata, perchè tutta la conduzione di Moniter è avvenuta nel segno della trasparenza. Però: ora tocca agli Amministratori essere trasparenti nell’esplicitare se, e in che modo, i risultati di Moniter saranno tenuti in conto per modificare, o non, le scelte già assunte.
E' noto che il livello di evidenza richiesto per modificare politiche già in atto è proporzionale all'importanza delle politiche stesse, per l'organizzazione e l'economia di una società. Potrebbe quindi essere comprensibile, benchè poco condivisibile, se gli Amministratori reputassero che un probabile aumento di nascite pretermine e, in minor misura, di aborti spontanei non rappresenti argomento sufficiente per modificare scelte impiantistiche già assunte, certamente di buona qualità, come testimoniano anche i risultati degli studi ambientali che Moniter steso ha prodotto. Ma per assumere scelte di questo peso occorre che sia esplicitata con chiarezza la rilevanza di ogni argomento (ambiente, salute, organizzazione, economia ...) che condiziona una decisione importante per l'organizzazione e la salute di una collettività, in modo da rendere chiaro a tutti, anche se non da tutti condiviso, il razionale della scelta. Moniter ha rappresentato un’esperienza importante per tutte le ragioni elencate da Terracini e approfondite da Ranzi: chiudere frettolosamente i lavori, senza ragionare a fondo sui risultati e sulle valutazioni che è possibile farne è un peccato di omissione, ed una occasione perduta per un confronto alto tra politica e scienza.

www.scienzainrete.it

I risultati a breve termine di Moniter mi affascinano. E debbo ringraziare il progetto e la Regione che lo ha finanziato per aver condotto in modo così aperto e coraggioso la strada (perigliosa) della "public understanding of science".
Da semiprofano mi chiedo: come è stato possibile cogliere un segnale come quello dei nati pretermine isolando la fonte inceneritore dal resto delle pressioni ambientali? Tale risultato è compatibile con un errore, come lo è stato la misurazione della velocità dei neutrini nell'esperimento OPERA? Chi riuscirà a comunicare e quantificare, insieme ai crudi risultati epidemiologici, la loro incertezza e fallibilità avrà vinto una sfida importante.
Non dobbiamo consentire che la comunicazione pubblica su questi temi venga piegata politicamente verso la rassicurazione o ancora peggio verso l'allarmismo.
Per questo l'unico antidoto è la massima trasparenza.
Nelle scorse settimane si è sviluppato un dibattito (soprattutto negli Stati Uniti) se rendere pubblici o no i dettagli di alcune ricerche che hanno modificato il genoma del virus influenzale pandemico H5N1 rendendolo ancora più letale e (pare) più trasmissibile. Gli scienziati hanno convenuto per una moratoria, dopo la quale i dati verranno resi pubblici.
L'ossessione statunitense per la minaccia bioterroristica ha di fatto imposto un censura a riviste come "Science". Ma nel mondo della comunicazione globale la censura non serve. L'informazione non si può arrestare né addolcire, pena il contraccolpo di una comunicazione che enfatizza ciò che si voleva sopire (e troncare).
Diamo massima trasparenza ed esposizione ai risultati e alle loro relative incertezze e fallibilità, costruiamo una cittadinanza scientifica diffusa. E discutiamo senza fanatismi di come uscire (letteralmente e metaforicamente) dalla civilità dei rifiuti.

ARPA Emilia Romagna, DT-CTR Ambiente e Salute

Pensavo che l’intervento di Benedetto Terracini sulla giornata di presentazione dei risultati del progetto Moniter venisse accompagnato da diversi commenti, visti i recenti “rumors” sul web e sulla stampa, per lo più locale.
Non sono in grado di giudicare l’aspetto comunicativo della faccenda, in quanto troppo incompetente in materia; la recente lettura di un capitolo di un libro sul tema ha consolidato questa mia convinzione. L’unico commento che mi sento di fare in proposito è che mi sembra ci sia bisogno di lavorare molto sugli aspetti comunicativi e sulla necessaria e fondamentale integrazione fra tecnici e comunicatori del rischio.
Ma vorrei sottolineare qualche aspetto che i 10 minuti finali della riunione del 3 dicembre scorso hanno messo in secondo piano, ma che dal mio punto di vista, personale e sicuramente influenzato dalla attiva partecipazione al progetto, sono assolutamente rilevanti.
Se ci si pone in un’ottica di accoglienza dei messaggi che il progetto Moniter ha dato, se ne possono cogliere di significativi.
In primo luogo ritengo di dover essere grato ad una regione che ha finanziato un progetto di assoluto rilievo, che ha permesso a molti operatori, me compreso, una crescita professionale notevole nel corso di questi pochi anni. Questo aspetto è già stato sottolineato in altri interventi (anche di attori esterni alla regione ma coinvolti nelle attività), ma mi preme ricordarlo, e specificare che non rimane un caso isolato, in quanto un nuovo importante progetto di integrazione ambiente e salute, citato anche da Terracini, è partito in questa regione, e c’è da sperare che queste attività portino ad un consolidamento di questo modello di lavoro integrato fra settori di ricerca e attività diversi, ma fondamentali nello studio delle relazioni fra ambiente e salute.
E’ questo il secondo messaggio che dà il progetto Moniter, l’offerta di un framework di lavoro che funziona. Terracini dice bene quando commenta il Moniter come “raro esempio di virtuoso comportamento meta scientifico”: la struttura del progetto, il lavoro di reciproca comprensione e di avvicinamento nelle diverse ottiche di produzione e uso di dati ambientali e sanitari, non è stata un’attività a costo zero, ma ha dato un sicuro valore aggiunto ai risultati del progetto.
E veniamo appunto ai risultati: un certo atteggiamento di continuo screditamento dei metodi utilizzati nelle misure ambientali, della valutazione dell’esposizione e di outcome per le indagini epidemiologiche in Moniter (che come secondo fine ha l’insinuazione del dubbio di non terzietà degli attori coinvolti), fa perdere, o per lo meno smorza, alcuni segnali importanti che ha dato il progetto. Terracini li ha ricordati, io sottolineo quello che mi sembra più forte, anche perché francamente meno atteso: i segnali più chiari, da un punto di vista dei risultati, arrivano per eventi relativi ad esposizioni recenti.
Il risultato ottenuto sui parti pretermine (e sugli aborti spontanei) per la popolazione dei nati dal 2003 al 2006 è un risultato che, dal punto di vista della sanità pubblica, non ha sicuramente il peso e la gravità di un esito tumorale. Va però sottolineata la robustezza di questo risultato, che ha retto a tutte le possibili analisi di sensibilità (e sul quale si sta lavorando per verificare un eventuale conferma per la popolazione del periodo 2007-2010), e che è, ripeto, legato ad esposizioni recenti.
La discussione scientifica su questo risultato è affascinante e penso andrà avanti per tanto tempo: come è possibile che livelli di esposizione così bassi, inferiori anche di 3 ordini di grandezza rispetto a quelli di altri fattori di pressione esistenti nell’area, a livelli difficilmente rilevabili dagli strumenti di misura, possano portare effetti sulla salute riproduttiva? E’ così diversa la composizione di questi inquinanti, oppure il miglioramento nella qualità dei dati disponibili e delle metodologie di valutazione dell’esposizione permettono di osservare effetti precedentemente poco rilevati? Domande sicuramente aperte, la cui risposta non è esauribile con lo studio Moniter, ma che cominciano ad essere sollevate anche da altri studi su siti industriali o a forte pressione ambientale (alcune presentazioni fatte al convegno AIE di Torino ne sono un esempio).
Una importante eredità lasciata da Moniter che non va tralasciata, oltre alle continue disquisizioni su limiti metodologici, che sarà sempre possibile trovare in qualsiasi studio ben condotto.

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