attualita
Epidemiol Prev 2012; 36 (4 EPdiMezzo): 2-2

ILVA: per saperne di più

  • Redazione di Epidemiologia & Prevenzione

  1. Inferenze

Riassunto:

Per favorire la conoscenza dei fatti pubblichiamo la sintesi delle due perizie (epidemiologica e chimica) con possibilità di scaricare la parte conclusiva dei documenti depositati; alcuni stralci del provvedimento di sequestro emesso dal Gip di Taranto Patrizia Todisco; un comunicato stampa di Terracini, Vigotti e Gianicolo.


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1) Sintesi perizia epidemiologica
2) Doc. Conclusioni perizia epidemiologica
3) Sintesi perizia chimica
4) Doc. Conclusioni perizia chimica
5) Stralci provvedimento di sequestro
6) Comunicato stampa di Terracini, Vigotti e Gianicolo sull’interpretazione della perizia epidemiologica espressa dal Ministro dell’ambiente Corrado Clini alla Camera dei Deputati nell’audizione del giorno 1/8/2012

 


Sintesi della perizia epidemiologica (a cura di M.A. Vigotti)

I periti dovevano rispondere a tre quesiti

Primo quesito:

«Quali sono le patologie interessate dagli inquinanti, considerati singolarmente e nel loro complesso e nella loro interazione, presenti nell’ambiente a seguito delle emissioni dagli impianti industriali in oggetto»

Gli esperti suddividono la risposta in più parti.

Prima indicano quali sono gli inquinanti emessi di interesse sanitario (PM e loro componenti, SO2, CO, NOx, VOC e diossine) e rimandano alla perizia dei chimici.

Poi, sempre rimandando a quella perizia e a modelli di dispersione esistenti, ai monitoraggi dell’ARPA etc individuano le zone dove “gli inquinanti si presentano in concentrazioni più elevate” e cioe’ “in prossimità dell’impianto e nei territori limitrofi, in particolare nei rioni Tamburi, Borgo, Paolo VI e Statte. Le concentrazioni sono variabili nel tempo e dipendono fortemente dalla direzione del vento.”

Quindi illustrano come le conseguenze sulla salute dell’esposizione a polveri sospese e ad altri inquinanti ambientali siano riconducibili ad effetti acuti e cronici, effetti autorevolmente riconosciuti da organismi scientifici accreditati.

A questo punto, dentificano le malattie di interesse nella situazione di Taranto e che giudicano a priori di interesse nella valutazione epidemiologica condotta, suddividendo gli esiti sanitari dovuti ad un possibile danno derivante dalle emissioni dell’impianto siderurgico o per effetto delle esposizioni in ambiente lavorativo in:

  • esiti per i quali esiste una forte e consolidata evidenza scientifica [Mortalità per cause naturali, Patologia cardiovascolare, in particolare patologia coronarica e cerebrovascolare, Patologia respiratoria, in particolare infezioni respiratorie acute, broncopatia cronico ostruttiva (BPCO) e asma bronchiale (molto suscettibili i bambini e gli adolescenti),tumori maligni nella popolazione generale e/o tra i lavoratori: tutti i tumori, tumori in età pediatrica (0-14 anni), tumore della laringe, del polmone, della pleura, della vescica, del connettivo e tessuti molli, tessuto linfoematopietico (linfoma non-Hodgkin e leucemie)].
  • esiti per i quali vi è una evidenza scientifica suggestiva ma le prove non sono ancora conclusive [Malattie neurologiche e renali, tumore maligno dello stomaco tra i lavoratori del complesso siderurgico]

Infine, illustrano gli strumenti di conoscenza e di interpretazione con cui si può valutare l’effetto di esposizioni inquinanti sulla salute della popolazione. A questo proposito, notano che "stabilire se l'esposizione umana ad un determinato agente ambientale sia casualmente associata a modificazioni della salute dei soggetti esposti è la conclusione di un processo conoscitivo fondato:

  • sull’estrapolazione all’uomo dei risultati delle sperimentazioni di merito condotte su sistemi di laboratorio (animali e cellulari);
  • sull’osservazione epidemiologica;
  • sulla ponderazione dei limiti di ciascuna delle due fonti di conoscenza nel caso della specifica associazione in studio.”

Secondo quesito:

«Quanti sono i decessi e i ricoveri per tali patologie per anno, per quanto riguarda il fenomeno acuto, attribuibili alle emissioni in oggetto»

I periti hanno condotto uno studio di serie temporali con approccio case-crossover sia per la popolazione residente presente per tutto il Comune di Taranto sia per i due quartieri di Tamburi e Borgo, considerando per la mortalità le concentrazioni degli inquinanti nel giorno del decesso e nel giorno immediatamente precedente (lag01) e per i ricoveri ospedalieri le concentrazione nel giorno del ricovero e nei tre giorni precedenti (lag03). Gli effetti degli inquinanti sono considerati lineari, senza soglia in base alle conoscenze attuali e per confrontabilità con la letteratura.

Per entrambe le analisi hanno considerato un’unica serie temporale giornaliera delle concentrazioni degli inquinanti elaborata dai dati di sette centraline della rete di monitoraggio della qualità dell’aria per la città di Taranto, forniti da ARPA Puglia e validate secondo il protocollo MISA e EpiAir. Un punto importante e’ che, mentre di solito in questi studi si usa la media giornaliera delle centraline disponibili in questo caso, seguendo un’impostazione conservativa, hanno scelto di usare la mediana dei dati giornalieri validi che non risente dei valori estremi, motivo per cui le serie di inquinamento non risentono di picchi locali di concentrazione.

L’analisi sulla città di Taranto nel suo complesso ha mostrato un’associazione con la mortalità per cause naturali coerente con quanto registrato in letteratura, cioe’ una variazione percentuale (vp) di 0,8% per incrementi di 10 µg/m3 diPM10 . Sui ricoveri si osserva un’associazione con le malattie respiratorie con una vp di 5,8%. L’analisi sui residenti nei quartieri Tamburi e Borgo mostra un’associazione con la mortalità per tutte le cause (vp 3,3%), le cause cardiovascolari (vp 2,6%) e respiratorie (vp 8,3%) e nei ricoveri con quelli per malattie cardiache (vp 5,0%; p=0,051) e respiratorie (vp 9,3%; p=0,002).

Ovviamente i risultati su tutta Taranto mostrano stime di associazione attenuate in quanto' vengono considerati insieme esposti e non esposti

Eventi attribuibili

Usando le rispettive stime di effetto per la citta’ e i due quartieri, hanno calcolato il numero di decessi e ricoveri attribuibili ai superamenti del limite OMS di 20 µg/m3 per la concentrazione annuale media di PM10 derivanti dagli impianti industriali ed anche l’ Attributable Community Rate (ACR) per 100.000, ossia il rapporto tra gli eventi attribuibili e le persone a rischio di tali eventi, cioe’ i residenti.

Le stime di impatto sono coerenti con la maggiore concentrazione degli inquinanti nei quartieri di Tamburi e Borgo dove i decessi attribuibili nel breve termine sono 91 (IC80% 55; 127), che rappresentano il 2,8% delle morti naturali. L’ACR risulta di 20,46 per 100.000 per anno contro 5,87 di Taranto nel suo complesso. Se si confrontano questi dati con una analisi similare, pubblicata nel 2011 sui dati della Lombardia (Baccini M, Biggeri A, Grillo P, Consonni D, Bertazzi PA (2011) Health impact assessment of fine particles pollution at regional level. American Journal of Epidemiology, 2011 Dec 15;174(12):1396-405), si osserva che per la citta’ di Milano il numero di decessi attribuibili e’ pari al 2,03% della mortalita’ naturale con un ACR di 17,8 cioe’ la esposizione ad inquinanti di origine urbana, prevalenti nel capoluogo lombardo, risulta meno nociva di quella a cui sono sottoposti i residenti nei due quartieri piu’ vicini alla zona industriale di Taranto.

 I ricoveri attribuibili tra i residenti a Tamburi e Borgo per malattie cardiache sono 160 (IC80% 106-214) corrispondenti al 4,3% dei ricoveri non programmati per malattie cardiache con un ACR di 35,98, e per malattie respiratorie sono 219 (IC80% 173; 264) corrispondenti al 7,8% con un ACR di 49,24 mentre per Taranto nel suo complesso l’ACR e’ rispettivamente 13,65 e 32,18. Per mantenere un’ottica ancor piu’ conservativa i periti hanno fatto un calcolo che tenese conto della maggiore fragilità della popolazione dei due quartieri per le condizioni socio-economiche e lavorative e del contributo di inquinanti da altre sorgenti estranee all’area industriale: i decessi attribuibili diventano circa 40 (1,2% dei decessi totali, 9 decessi per 100.000 persone per anno), i ricoveri attribuibili per malattie cardiache 70 (16 ricoveri per 100.000 persone per anno) e per malattie respiratorie 50 (11 ricoveri per 100.000 persone per anno).

Terzo quesito:

«Qual è l’impatto in termini di decessi e di ricoveri ospedalieri per quanto riguarda le patologie croniche, che sono attribuibili alle emissioni in oggetto»

I periti hanno condotto uno studio di coorte di popolazione ricostruendo la storia anagrafica di tutti gli individui residenti nei comuni limitrofi di Statte, Massafra e Taranto, a partire dal 1998 (per un totale di oltre 320mila individui), il loro follow-up fino al 2010 verificando mortalità, ricoveri, incidenza dei tumori. All’indirizzo di residenza alla data di arruolamento hanno attribuito il livello di esposizione a PM10 di origine industriale[1], un indicatore di stato socioeconomico[2] e l’impiego negli anni ’70-’90 presso l’industria siderurgica di Taranto e presso i principali impianti di costruzioni meccaniche e navali [3] . Circa l’85% degli abitanti era presente al 1998 e il 39% abitava da oltre 20 anni alla stessa residenza.

Nei tre comuni le classi sociali più basse presentano tassi di mortalità e di ricorso al ricovero ospedaliero più alte di circa il 20% rispetto alle classi sociali più abbienti. Tenendo conto della stratificazione nei quartieri Paolo VI e Tamburi i livelli complessivi di mortalità e di ricorso al ricovero ospedaliero sono più elevati rispetto agli altri quartieri di Taranto del 27-64% per Paolo VI e del 10% - 46% per Tamburi. Gli eccessi sono dovuti a tumori, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie.

La tabella seguente, rielaborata da quelle riportate, mostra il rischio relativo (RR) (hazard ratios dal modello di Cox) per ogni incremento di PM10 di origine industriale di 10 µg/m3, depurato dell’effetto della età, del sesso, della posizione socioeconomica e per gli adulti della esposizione lavorativa nei settori siderurgico, costruzioni meccaniche e navali.

Tabella 1

La tabella successiva, rielaborata da quella riportata, mostra il valore medio annuale degli eventi osservati e attribuibili per gli effetti cronici calcolati per una esposizione media a PM10 di origine industriale di 8.8 µg/m3 della intera coorte come stimato dal modello di dispersione.

Tabella 2

I periti commentano i risultati per quanto riguarda gli effetti cardiovascolari e respiratori del PM10 , e dei suoi componenti, sulla popolazione generale suffragati dalla letteratura scientifica esistente a livello internazionale; questa analisi testimonia anche un effetto per le malattie neurologiche e renali ed i ricoveri per tumore del polmone. Inoltre commentano che gli eccessi riscontrati nel comparto siderurgico, in particolare per tumore della pleura, vescica e stomaco, hanno un grado elevato di plausibilità considerando l’esposizione ad amianto, idrocarburi aromatici policiclici e alla possibile ingestione di polveri minerali. I periti riportano che nella valutazione di incidenza si registra un eccesso di tumori dei tessuti molli, potenzialmente attribuibile ad esposizione a diossine.

Riguardo alla latenza tra l’inizio della esposizione e la comparsa dei processi patologici i periti valutano nel caso dei lavoratori che le esposizioni avvenute negli anni 60-80 possano essere responsabile dei casi di tumore della vescica, dello stomaco e dei tumori dei tessuti molli. Invece per le malattie cardiovascolari e respiratorie e per le malattie respiratorie nei bambini valutano che, in base alla letteratura scientifica che presentano, la esposizione a sostanze tossiche provenienti dal complesso siderurgico durante gli anni dello studio sia responsabile dell’aumento di mortalità e di morbosità per le malattie non neoplastiche

Studio di follow-up (FU) dei lavoratori

Sono infine riportati i risultati dello studio di FU dei lavoratori che hanno prestato servizio presso l’impianto siderurgico negli anni 70-90 con la qualifica di operaio da cui si rilevano eccessi di mortalita’ per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107%), della pleura (+71%), della prostata (+50) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali risultano in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica anche di impiegato presentano eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell’encefalo (+111%). L’analisi dei ricoveri ospedalieri evidenzia eccessi di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie. L’esame dei dati di incidenza tumorale mostra un aumento, anche se basato su pochi casi, dei tumori del tessuto connettivo sia negli operai (3 casi) che negli operai/impiegati (3 casi) del settore siderurgico ed un coerente incremento di casi di mesotelioma. Infine gli esperti segnalano che con la presente perizia sono stati notificati i deceduti per tumore della vescica, dello stomaco, malattie neurologiche e incidenza dei tumore dei tessuti molli per sospetta malattia professionale

Nell’ultima parte dello studio sono descritti i risultati della analisi sulle attività di sorveglianza della salute dei lavoratori dello stabilimento siderurgico da cui emerge che le misure protettive più numerose sono quelle associate al rischio rumore e al rischio muscolo-scheletrico, mentre quelle connesse al rischio chimico sono numericamente contenute ma con un il trend temporale in aumento.

L’esame delle malattie professionali denunciate dai lavoratori e quelle indennizzate dall'INAIL dal 1998 al 2010 testimonia come il rischio asbesto sia un problema reale all'interno dello stabilimento supportato da un elevato numero di casi riconosciuti e da un andamento temporale in continua crescita.

Infine, dal confronto con il dato nazionale delle denunce di malattia professionale verificatesi nello stesso periodo nel settore industriale emerge che vi sono:

  • una maggiore frequenza di denunce di malattie respiratorie non da asbesto tra i lavoratori dell’ILVA rispetto al dato nazionale.
  • una consistente denuncia di tumori non da asbesto tra i lavoratori, rispetto al dato nazionale.
  • una consistente denuncia di malattie da asbesto tra i lavoratori rispetto al dato nazionale, peraltro riconosciuta dall’INAIL nella maggior parte dei casi.

Al termine vengono raccomandati ulteriori indagini sui seguenti aspetti:

  1. Caratterizzazione della fertilità e della salute riproduttiva specie in relazione ai possibili effetti tossici degli IPA e delle diossine.
  2. Migliore caratterizzazione spaziale delle sostanze emesse in diversi periodi temporali. I modelli di dispersione degli inquinanti devono tener conto delle modifiche storiche delle emissioni.
  3. Valutazione dettagliata della storia residenziale e costruzione di indici di esposizione cumulativa.
  4. Aggiornamento dei dati dei registri tumori.
  5. Analisi dettagliata degli effetti sanitari, in particolare i tumori per mansione, comparto, durata e latenza

Nelle considerazioni finali i periti affermano che l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte. E che i modelli di analisi messi a punto hanno consentito di stimare quantitativamente il carico annuale di decessi e di malattie che conseguono all’esposizione all’inquinamento.


[1] stimato attraverso un modello matematico di dispersione degli inquinanti che tiene conto delle emissioni, della orografia e della meteorologia

[2] calcolato a livello di sezione di censimento della residenza di ciascun soggetto della coorte

[3] ricostruito mediante i contributi INPS

Scarica le conclusione della perizia epidemiologica firmata da A. Biggeri, F. Forastiere e M. Triassi (pdf, 1M)

 


Sintesi della perizia chimica (a cura di M.A. Vigotti)

I periti hanno prelevato e analizzato campioni ad hoc, ma hanno anche fatto riferimento ai dati derivanti dagli autocontrolli dell’ILVA o ai dati presenti nella documentazione presa in esame nel corso dell’indagine.

I periti dovevano rispondere a sei quesiti

1) “Se dallo stabilimento ILVA si diffondano …. sostanze pericolose per la salute dei lavoratori.. e per la popolazione .. di Taranto.”

I periti concludono con risposta affermativa

Nelle conclusioni riportano che nel 2010 Ilva ha emesso dai propri camini oltre 4mila tonnellate di polveri, 11mila tonnellate di diossido di azoto e 11mila e 300 tonnellate di anidride solforosa (oltre a: 7 tonnellate di acido cloridrico; 1,3 tonnellate di benzene; 338,5 chili di IPA; 52,5 grammi di benzo(a)pirene; 14,9 grammi di composti organici dibenzo-p-diossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F) [conclusioni della perizia dei chimici pag. 517]

2) “Se i livelli di Diossina e PCB rinvenuti negli animali abbattuti…e se i livelli ..accertati nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto siano riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento ILVA di Taranto.”

 I periti concludono con risposta e’ affermativa giacche’ i livelli di PCDD/PCDF e PCBdl accertati possono essere ricondotti alla specifica attivita’ di sinterizzazione (area agglomerazione) svolta all’interno di ILVA s.p.a.( conclusioni della perizia dei chimici pag 521)

L’esame dei profili (fingerprints) dei congeneri PCDD/PCDF e PCBdl, analizzati in dettaglio nel capitolo II par.4 a cui si rimanda, riscontrati nelle matrici suolo, aria ambiente e bioindicatori prelevati nelle aree urbane, agricole e i terreni adiacenti all’insediamento ILVA spa (Figure A-II, B-II), ha evidenziato un’elevata correlazione con i profili riscontrati nei campioni prelevati presso lo stabilimento di ILVA spa (Figure da C-II a FII), area agglomerazione, quali quelli delle polveri abbattute dagli elettrofiltri ESP e MEEP e quelle prelevate nei campionamenti ambientali effettuati in prossimità del reparto, risultando invece meno evidente il contributo di quanto emesso in atmosfera dall’emissione E312 AGL2, in quanto caratterizzato da profili di congeneri PCDD/PCDF diversi.”

3) “Se all’interno dello stabilimento ILVA… siano osservate tutte le misure idonee ad evitare la dispersione incontrollata di fumi e polveri nocive alla salute dei lavoratori e di terzi.”

La risposta e’ negativa

Infatti numerose e varie sono le emissioni non convogliate che si originano dai diversi impianti dello stabilimento ILVA”. Giacche’ la stessa ILVA stima che le sostanze non convogliate [1]emesse dai suoi stabilimenti sono quantificate in 8800 chili di IPA; 15tonnellate e 4mila chili di benzene; 130 tonnellate di acido solfidrico; 64 tonnellate di anidride solforosa e 467,7 tonnellate di Composti Organici Volatili e in 2148 tonnellate di polveri di cui 544 tonnellate all’anno sono dovute al fenomeno di slopping (fuoriuscita di gas e nubi rossastre dal siderurgico), fenomeno documentato dai periti chimici e dai NOE di Lecce

Dai dati riportati in tabella emerge in particolare la quantità rilevante di polveri che viene rilasciata dagli impianti, anche dopo gli interventi di adeguamento, di particolare evidenza è la quantità di polveri che fuoriesce dall’acciaieria determinata dal cosiddetto fenomeno di slopping, documentato oltre che dalla presente indagine anche dagli organi di controllo. Per ridurre tali emissioni è necessario pertanto che la ditta adotti ulteriori misure di contenimento, evidenziate nella risposta del sesto quesito, dando la priorità alla riduzione delle emissioni contenenti sostanze pericolose e metalli[pag. 529 della perizia dei chimici];

4) “Se i valori attuali di emissioni di …. e altre sostanze ritenute nocive … siano conformi o meno alle disposizioni normative …. in vigore.”

I periti rispondono che rispetto alle leggi nazionali e regionali i valori misurati dall’ILVA nel 2010 risultano conformi. Pero’ i periti rilevano che queste emissioni dal 1999 dovevano essere presidiate da un sistema di un controllo automatico in continuo che invece manca per cui le emissioni non si possono ritenere conformi

“Relativamente alla conformità alle norme nazionali e regionali, i valori misurati alle emissioni dello stabilimento ILVA con gli auto controlli effettuati dal Gestore nell’anno 2010, risultano conformi sia a quelli stabiliti dalle precedenti autorizzazioni settoriali delle emissioni in atmosfera (ex-DPR. 203/88) e sia ai valori limite previsti dal recente decreto di AIA del 5/08/2011.”

 “Tali emissioni però, dovevano essere presidiate a partire dal 17 agosto 1999 da sistemi di controllo automatico in continuo dei parametri inquinanti previsti[2] che sono: 1) polvere totale, 2) sostanze organiche sotto forma di gas e vapori, espresse come carbonio organico totale (COT), 3) cloruro di idrogeno (HCl), 4) floruro di idrogeno (HF), 5) biossido di zolfo (SO2) e 6) monossido di carbonio (CO).”

“Poiché, …. allo stato attuale alle emissioni derivanti da questi impianti non sono installati i sistemi di controllo in continuo né viene verificato il rispetto dei limiti dei parametri inquinanti previsti …. sopra detti, tali emissioni non risultano conformi a quanto previsto dalla normativa nazionale in materia di trattamento termico dei rifiuti. Inoltre poiché ai suddetti camini non sono installati i sistemi di controllo in continuo alle emissioni, non c'è alcun elemento che dimostri il rispetto dei limiti previsti … Per quanto concerne le emissioni non convogliate delle acciaierie, connesse quasi totalmente al fenomeno dello Slopping,….. all’ atto dell’ accertamento … tali procedure non risultavano in atto.” [ pag 535]

Per quanto concerne la conformità alle norme comunitarie delle prestazioni ambientali degli impianti ILVA, i periti evidenziano che [pag 536] “ nella maggioranza delle aree e/o delle fasi di processo, sono emesse quantità di inquinanti notevolmente superiori a quelle che sarebbero emesse in caso di adozione da parte di ILVA delle BAT[3] con la performance migliore come stabilito dal BRef[4].”

5) Se la pericolosita’ delle .. sostanze,..determinano situazioni di danno o di pericolo inaccettabile.. Si rinvia la risposta allo specifico collegio peritale (epidemiologico)

6) “in caso affermativo, quali siano le misure tecniche necessarie per eliminare la situazione di pericolo, anche in relazione ai tempi di attuazione delle stesse e alla loro eventuale drasticità”

I periti chimici premettono che per le aree relative alle varie fasi del processo di lavorazione quali Area Altoforno, Area Cockeria, Impianto produzione calce, Area Agglomerazione , Area Acciaieria i periti affermano che piu’ che la presenza di elevate concentrazioni di composti inquinanti risulta più significativa la differenza di concentrazioni misurate tra impianti diversi ma anche tra impianti di lavorazione analoghi

I periti concludono che se all’interno della stessa fabbrica si adottassero le BAT per tutte le emissioni di ogni fase e non solo per parte di esse si otterrebbe una maggiore efficienza nell’abbattimento degli inquinanti e conseguentemente una riduzione dei carichi emissivi emessi dall’intera fase. La differenza riscontrata tra i valori misurati e quelli attesi dall’applicazione delle BAT Conclusions e quelli riportati nel BRef – media europea, evidenzia come sussista tuttora un divario tra le tecniche adottate nello stabilimento ILVA, e la loro efficacia in termini di inquinanti emessi, rispetto alle BAT, la cui adozione garantirebbe la riduzione degli inquinanti emessi.


[1] Le emissioni si dividono in fuggitive cioe’ estemporanee e diffuse che a loro volta si dividono in convogliate (ad esempio attraverso i camini) e non convogliate (es per movimentazione stradale o manipolazione dei materiali, slopping)

[2] dal D.M. 5 febbraio 1998, modificato dal DM Ambiente 5 aprile 2006, n. 186, al punto 2) nell’ALLEGATO 1 Suballegato 2,

[3] BAT = Best Available Techniques. Sono le migliori tecniche disponibili.

[4] BRef = Best Available Techniques (BAT) reference documents

Scarica le conclusione della perizia chimica firmata da M. Sanna, R. Monguzzi, N. Santili, R. Felici (pdf, 6M)

 


Stralci del provvedimento di sequestro

Ecco alcuni punti estratti dalla ordinanza del Gip di Taranto Patrizia Todisco emessa il 27/7/2012 con la quale ordina il sequestro di sei impianti dell'Ilva:

- "La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all’ambiente e alla salute delle persone". 
- "Ancora oggi" gli impianti dell’Ilva producono "emissioni nocive" che, come hanno consentito di verificare gli accertamenti dell’Arpa, sono "oltre i limiti" e hanno "impatti devastanti" sull'ambiente e sulla popolazione. 
- La situazione dell’Ilva "impone l'immediata adozione, a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo". 
- "L'imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (pubblica)", ma "addirittura un gravissimo danno per le stesse, danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte".  - «Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». 

“In tal senso – aggiunge il gip - le conclusioni della perizia medica sono sin troppo chiare. Non solo, anche le concentrazioni di diossina rinvenute nei terreni e negli animali abbattuti costituiscono un grave pericolo per la salute pubblica ove si consideri che tutti gli animali abbattuti erano destinati all’alimentazione umana su scala commerciale e non, ovvero alla produzione di formaggi e latte. 

Trattasi di un disastro ambientale inteso chiaramente come evento di danno e di pericolo per la pubblica incolumità idoneo ad investire un numero indeterminato di persone”. 

“Non vi sono dubbi sul fatto – conclude – che tale ipotesi criminosa sia caratterizzata dal dolo e non dalla semplice colpa. Invero, la circostanza che il siderurgico fosse terribile fonte di dispersione incontrollata di sostanze nocive per la salute umana e che tale dispersione cagionasse danni importanti alla popolazione era ben nota a tutti. 

Le sostanze inquinanti erano sia chiaramente cancerogene, ma anche comportanti gravissimi danni cardiovascolari e respiratori. Gli effetti degli Ipa e delle diossine sull'uomo non potevano dirsi sconosciuti”.  

Nella popolazione residente a Taranto si sono osservati «eccessi significativi di mortalità per tutte le cause e per il complesso delle patologie tumorali, per singoli tumori e per importanti patologie non tumorali, quali le malattie del sistema circolatorio, del sistema respiratorio e dell'apparato digerente, prefigurando quindi un quadro di mortalità molto critico».

«Gli incrementi della mortalità osservata, rispetto a quella attesa, interessano in modo rilevante - argomenta il giudice - anche la popolazione femminile, oltre a quella maschile. Nello studio di aggiornamento, come evidenziato già nell'analisi sul periodo 1995-2002, la mortalità per tutte le cause nel primo anno di vita e per alcune condizioni morbose perinatali risulta significativamente in eccesso».

«Nel primo periodo (1995-2002), caratterizzato da un numero doppio di anni di osservazione (8 rispetto a 4) risulta inoltre significativamente in eccesso - scrive ancora - la mortalità per tutti i tumori in età pediatrica (0-14 anni)». 

«Il profilo di mortalità della popolazione residente nel sito di Taranto - conclude - mostra, anche negli anni più recenti, incrementi di rischio di mortalità per un complesso quadro di patologie non esclusivamente riferibili ad esposizioni di origine professionale, in quanto caratterizzanti, oltre la popolazione adulta maschile, anche le donne ed i bambini»

“Non vi sono dubbi che gli indagati erano perfettamente al corrente che dall’attività del siderurgico si sprigionavano sostante tossiche nocive (come la diossina, ndr) alla salute umana ed animale”, ma “nessun segno di resipiscenza si è avuto” da parte loro poichè “hanno continuato ad avvelenare l’ambiente circostante per anni”. 

Secondo il giudice, “l'attività emissiva si è protratta dal 1995 ed è ancora in corso in tutta la sua nocività”. 

“La piena consapevolezza della loro attività avvelenatrice - aggiunge il gip condividendo le conclusioni della procura - non può non ricomprendere anche la piena consapevolezza che le aree che subivano l’attività emissiva erano utilizzate quale pascolo di animali da parte di numerose aziende agricole dedite all’allevamento ovi-caprino. La presenza di tali aziende era infatti un fatto noto da anni, eppure per anni nulla è stato fatto per impedire la dispersione di polveri nocive che hanno avvelenato l’ambiente circostante ove tali aziende operavano”. 

Il giudice ricorda a questo proposito che le emissioni dell’ Ilva hanno prodotto l’avvelenamento da diossina e da Pcb di 2.271 capi di bestiame (poi abbattuti) destinati all’ alimentazione umana diretta e indiretta con i loro derivati. 

“Non vi è dubbio che gli indagati, adottando strumenti insufficienti nell’evidente intento di contenere il budget di spesa, hanno condizionato le conseguenze dell’attività produttiva per la popolazione mentre soluzioni tempestive e corrette secondo la migliore tecnologia avrebbero sicuramente scongiurato il degrado di interi quartieri della città di Taranto”. 

“Neppure può affermarsi – annota il giudice – che i predetti (indagati, ndr) non abbiano avuto il tempo necessario, una volta creato e conosciuto il problema, per risolverlo, avuto riguardo al lungo lasso di tempo in cui gli stessi hanno agito nelle rispettive qualità ed al fatto che hanno operato dopo diversi accertamenti giudiziali definitivi di responsabilità nei confronti degli stessi”. 

A questo proposito il giudice, con specifico riferimento al problema delle polveri, ricorda che con precedenti sentenze del tribunale “è stato chiaramente ribadito che tutte le misure introdotte si sono rivelate, a tutto concedere, un’abile opera di maquillage, verosimilmente dettata dall’intento di lanciare un 'segnalè per allentare la pressione sociale e/o delle autorità locali ed ambientali – ma non possono essere considerati il massimo in termini di rimedi che si potevano esigere, nel caso concreto, al cospetto della conclamata inefficacia dei presidi in atto ad eliminare drasticamente il fenomeno dello spolverio”.


Comunicato stampa degli epidemiologi Benedetto Terracini, Maria Angela Vigotti e Emilio Gianicolo sull’interpretazione della perizia epidemiologica data dal Ministro dell’ambiente Clini al Parlamento in data 1 agosto 2012.

Scarica il pdf cliccando qui sotto

Le odierne dichiarazioni del ministro Clini sull’ILVA di Taranto non sono corrette dal punto di vista tecnico-scientifico
Guarda l'intervento alla camera (devi selezionare la seduta del 1° agosto)

Guarda l'intervento al Senato (fatto partire il video, l'intervento di Clini è dopo il 193esimo minuto della registrazione)
Scarica il resoconto della seduta.

Per Contatti:
Prof. Benedetto Terracini (Consulente del Comune di Taranto) Università di Torino, cell. 349-6042511
Dott. Maria Angela Vigotti (Consulente del Comune di Taranto) Università di Pisa, cell. 347-5077168
Dott. Emilio Gianicolo (Consulente degli Allevatori) IFC-CNR, Lecce, cell. 340-6613033

Commenti

PERCENTUALI NON SONO SUFFICIENTI

salve,
in particalore mi riferisco alle considerazioni riportate sui lavoratori in quanto se di emergenza dobbiamo parlare questa deve partire dall'osservazione di chi ci lavora; una percentuale del "(+135%)" per il tumore della pleura" non significa niente se non specificate i numeri assoluti (stiamo parlando di persone non di tassi di interessi usurai). scienziati poi che per descrivere un fenomeno usano aggettivi come "maggiore", "consistente","elevato" mi lasciano sconcertato ma forse in Italia siamo in pochi a dovere giustificare "numericamente" il proprio lavoro.
cordiali saluti,
gianluigi cesari

PERCENTUALI NON SONO SUFFICIENTI

salve,
in particalore mi riferisco alle considerazioni riportate sui lavoratori in quanto se di emergenza dobbiamo parlare questa deve partire dall'osservazione di chi ci lavora; una percentuale del "(+135%)" per il tumore della pleura" non significa niente se non specificate i numeri assoluti (stiamo parlando di persone non di tassi di interessi usurai). scienziati poi che per descrivere un fenomeno usano aggettivi come "maggiore", "consistente","elevato" mi lasciano sconcertato ma forse in Italia siamo in pochi a dovere giustificare "numericamente" il proprio lavoro.
cordiali saluti,
gianluigi cesari

FINALMENTE QUALCUNO SE NE ACCORGE

Sono stato Amm. Unico della soc. GECOM srl ho incontrato la d. VIGOTTI al tempo delle relazioni di inquinamento del com di TARANTO anche i dati da noi forniti sono serviti a chi deve spiegare tanti fenomeni incomprensibili alla gente comune. Sono contento che sia partita questa azione.
La mia paura è che il proprietario venda tutto il vendibile e lasci il resto a mortificare il territorio (vedi Cantieri TOSI dove insistono ancora le gru). Faccio i complimenti alla dott. VIGOTTI per la passione posta nella difesa del territorio.
Giuseppe SARACINO

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