attualita
Epidemiol Prev 2012; 36 (4 EPdiMezzo): -

ILVA di Taranto: comunicato stampa AIE

  • Redazione E&P1

  1. Inferenze

L'ASSOCIAZIONE ITALIANA DI EPIDEMIOLOGIA

CONSIDERA solidi e affidabili i risultati della perizia epidemiologica che ha permesso al gip di Taranto di quantificare i danni sanitari determinati, sia nel passato sia nel presente, dalle emissioni nocive degli impianti dell'ILVA.

Di fronte alla nuova ordinanza del gip Patrizia Todisco che sollecita ad adottare "tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e a eliminare le stesse, situazioni in ragione delle quali il sequestro preventivo e' stato disposto [con l’ordinanza del 25 luglio] e confermato [dal Tribunale del Riesame]",

avendo tra i propri principi ispiratori la difesa della sanità pubblica, la promozione della salute dei singoli e delle comunità e l’affermazione del primato della prevenzione,

identificando la realizzazione di questi principi con quanto richiesto dal magistrato

SOSTIENE

L'azione del gip

e

AUSPICA

che la proprietà dell'ILVA, responsabile dei danni rilevati dalla magistratura, metta in atto in tempi brevi tutte le azioni di adeguamento e bonifica richieste, permettendo il dissequestro tempestivo degli impianti e non facendo ricadere sui lavoratori le conseguenze nefaste delle proprie scelte che già hanno danneggiato la popolazione.

Per contatti

Prof. Benedetto Terracini (Consulente del Comune di Taranto)
Università di Torino, cell. 349-6042511

Dott. Maria Angela Vigotti (Consulente del Comune di Taranto)
Università di Pisa, cell. 347-5077168

Dott. Paola Michelozzi (Vice Presidente AIE – Associazione Italiana di Epidemiologia)
p.michelozzi@deplazio.it

Commenti

Taranto riprende a respirare, ma rischia il lavoro. E in Italia?

Il comunicato AIE è sicuramente condivisibile.

Aggiungerei una nota per quanto riguarda il coraggio ma anche l'assenza di tempestività, sistematicità ed efficacia dell'azione di controllo delle varie amministrazioni nel corso degli anni.

Ringrazierei anche i cittadini, le associazioni ed i tecnici che in questi anni hanno lavorato sodo affinché questo problema etico, ambientale, sanitario, sociale ed economico potesse prendere luce, quasi pienamente.

In alcune aree italiane come a Genova nel 2001 ed a Taranto oggi, l'importante lavoro di valutazione dei costi ambientali e socio-sanitari della produzione di acciaio usa-e-getta è stato iniziato, ma moltissimo resta ancora da fare.
Speriamo che Taranto sia di esempio per le centinaia di altre aree italiane (non solo le SIN, quindi), dove si continua ad inquinare e a creare problemi sanitari, sociali ed economici.
Ultima nota: spero che si capisca l'importanza (ed anche la convenienza economica) di ampliare la coorte dei lavoratori (epidemiologi e non) dedicati alla salvaguardia di ambiente e salute. Questa coorte dovrebbe essere davvero selezionata, motivata e proporzionata all'aumentato degrado in corso in Italia.

Inserisci il tuo commento

L'indirizzo mail è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
Refresh Type the characters you see in this picture. Type the characters you see in the picture; if you can't read them, submit the form and a new image will be generated. Not case sensitive.  Switch to audio verification.