attualita
Epidemiol Prev 2012; 36 (2 EPdiMezzo): 5-5

Evoluzione del profilo di mortalità: l’Italia che cambia

  • Annibale Biggeri1,2

  1. Dipartimento di statistica "G.Parenti", Università di Firenze
  2. Corrispondenza: abiggeri@ds.unifi.it

La mortalità è considerata come l’indicatore più importante del bisogno di salute di una popolazione. Se ci voltiamo indietro e consideriamo l’evoluzione del profilo di salute della popolazione italiana troviamo conferme e sorprese.

Nei primi 100 anni l'Italia si unisce: le differenze tra regioni si riducono

Come tutti i paesi dell’Europa occidentale, anche l'Italia ha assistito a un grande guadagno in termini di speranza di vita, legato inizialmente alla diminuzione della mortalità alla nascita e nei primi anni e successivamente a un miglioramento nelle condizioni di vita e nella nutrizione.

Su questi rilievi si possono poi inserire considerazioni relative al differenziale regionale, alla velocità con cui questi miglioramenti si sono verificati, alla convergenza delle regioni svantaggiate del meridione verso la media nazionale. Lasciando da parte la mortalità precoce (prima dei trent’anni) e considerando le malattie cronico-degenerative (prevalentemente le malattie cardio-vascolari e tumorali),  le regioni italiane all’inizio del Novecento mostravano notevoli differenze, con il Sud in condizioni migliori del Settentrione. Del resto molti studi di epidemiologia nutrizionale hanno tratto spunto da queste osservazioni e oggi si sanno molte cose sul ruolo protettivo di micronutrienti caratteristici della dieta mediterranea.

Come abbiamo detto all’inizio, però, le differenze tra le regioni si riducono progressivamente, per il generale miglioramento della mortalità. Tale omogeneizzazione si verifica per le malattie cardiovascolari e tumorali grazie a miglioramenti molto marcati nelle popolazioni del Nord Italia. Il Sud perde il vantaggio che mostrava all’inizio del Novecento.

Nella figura sottostante è riportata per il complesso dei tumori maligni la differenza relativa del rischio cumulativo di morte tra 30-74 anni coorti di nati negli anni 1944-69 rispetto ai nati negli anni 1889-1913.

Come si vede negli uomini le regioni del Nord e Nord-Est hanno una riduzione del 48% della mortalità per tumori maligni contro invece un aumento del 3% per le regioni meridionali. Nelle donne si registra un generale miglioramento della mortalità ma di nuovo nel Nord sfiora il 40% mentre nelle regioni del Sud si attesta sul 20% .

Dopo la seconda guerra mondiale: l’Italia cambia rotta, le differenze aumentano

Se vogliamo cogliere i primi segnali di ciò che ci aspetta nel futuro dobbiamo studiare il profilo di mortalità per le generazioni nate dopo la Seconda guerra mondiale. Il risultato è sorprendente: l’Italia si disunisce e si osservano profili di mortalità divergenti per regione. Tutte le regioni occidentali e tirreniche mostrano una situazione in evoluzione negativa rispetto alle migliori condizioni delle regioni Nord-orientali e adriatiche.

In particolare la Campania e il Lazio emergono come le regioni più critiche, anche se vi sono evoluzioni positive per le donne campane. Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ormai hanno terminato quella spinta a migliori condizioni di salute e compare una tendenza al peggioramento per le coorti di nati negli anni del boom economico. La Sicilia mostra una tendenza in crescita della mortalità che la porterà a breve sopra la media nazionale.

Queste tendenze di lungo periodo dipendono da fenomeni largamente subiti e poco governati: lo sviluppo economico e le migrazioni interne del secondo dopoguerra hanno portato a una maggiore omogeneità dei profili di rischio delle generazioni allora in età adulta. È questo anche l’unico periodo in cui si registra una convergenza del prodotto interno lordo per abitante tra le varie macroaree italiane (vedi fig. 6.3 p. 221 in: Giovanni Vecchi, In ricchezza e in povertà. Il benessere degli italiani dall'Unità a oggi, Il Mulino 2011 ). Dopo, i profili di salute divergono di nuovo e appaiono al nostro orizzonte delle grandi criticità – Roma, Napoli, la Sicilia e l’esaurimento della spinta al benessere delle popolazioni lombarde, emiliane e liguri.

 

Annibale Biggeri
Dip. Statistica "G.Parenti"
Università di Firenze

Commenti

verità sull'aspettativa di vita

Ho la sensazione che in questo ultimo decennio si sia verificata un'inversione di tendenza nel profilo di mortalità. Attorno a me noto un'elevata mortalità nella fascia di età 50-70 anni, principalmente di tumore, mentre "resistono paradossalmente gli anziani "over 80".
Non mi convince molto quello che continuano a ripetere, cioè che l'aspettativa di vita aumenta. D'altronde, quando ci si ammala di tumore l'aspettativa di vita non può essere 78-84 anni. Ho letto in articoli su riviste scientifiche indicizzate, che l'aspettativa di vita diminuisce anche 10 anni se ci sono difficoltà economiche ( mi sembra il nostro caso) o la solitudine ( che è anche il caso di molti italiani che non hanno una famiglia).

Inserisci il tuo commento

L'indirizzo mail è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
Riporta le lettere mostrate nel riquadro senza spazi. Non c'è differenza tra maiuscole e minuscole.
D
a
L
r
g
Non inserire spazi. E' indifferente l'uso del maiuscolo/minuscolo