Giulio A. Maccacaro

«L’unico modo di autenticare la scienza è che questa corrisponda all’interesse dell’uomo: l’uomo individuale e l’uomo collettivo. Non può, quindi, la scienza, operare mai contro l’uomo. Nel momento in cui la necessità scientifica diventa una necessità disumana, la scienza si ferma. E non me ne importa assolutamente niente se si blocca proprio secca, lì per lì, e non fa un passo più avanti. Perché non ha diritto di fare un passo avanti contro l’uomo».

Giulio A. Maccacaro, 1972

 

 

Ascolta l'audio dell'intervento di Giulio A. Maccacaro alla trasmissione TV "AZ un fatto come e perché" del 1972. Per farlo basta cliccare sulla freccia (play) qui sotto.

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Prefazione a “Antologia di Giulio A. Maccacaro” a cura di E. Ferrara ed. Dell’Asino 2011

È difficile imbattersi nel nome di Giulio Maccacaro seguendo i percorsi formativi convenzionali; similmente, per informarsi sulle vicende dell’ICMESA di Seveso, dell’IPCA di Ciriè, della sperimentazione sui bambini o del talidomide in Italia è più saggio far riferimento a luoghi esterni alle istituzioni. Sono altri i nomi celebrati, e poi è noto: quando gli avvenimenti sono sgraditi alla memoria si preferisce relegarli in un altrove il più possibile distante nel tempo. Le voci che rivelano sofferenze evitabili difficilmente ricevono attenzione, soprattutto se non si fermano alla constatazione dei fatti, ma ricercano e denunciano i colpevoli. È questo che Giulio Maccacaro ha fatto a gran voce restando in apparenza inascoltato. A qualcuno, infatti, sembra che quegli anni siano passati invano. Non è così. Nel 1977, l'Italia non aveva ancora il Servizio sanitario nazionale, non era passata la legge voluta da Franco Basaglia per l'abolizione degli ospedali psichiatrici né quella per la legalizzazione dell'aborto. Tutto questo sarebbe avvenuto nel 1978, un solo anno dopo la sua scomparsa. Un millennio fa rispetto alle inquietudini presenti. Certo. Eppure va osservato che dopo allora nulla è stato più come prima in tanti campi della medicina, dall’epidemiologia alla didattica, dalla prevenzione alla promozione della salute e alla sociologia, ma anche in microbiologia, nella genetica, in biometria. I luoghi dove il pensiero di Giulio Maccacaro ha preso corpo sono dunque tutti e nessuno: i centri di salute mentale, le assemblee di Medicina Democratica, le pagine di Epidemiologia e Prevenzione, la Cochrane collaboration, i centri di counselling sistemico, le migliori testate di scienza e società. Giulio Maccacaro aveva intuito che il rapporto tra prevenzione e salute è indissolubile, che il ruolo dell’ambiente è strategico per la salute e che le politiche sanitarie sono fondamentali per lo sviluppo di una società più giusta, ma anche che l’impegno per una società più giusta è indispensabile per lo sviluppo di politiche sanitarie efficaci. Si dirà che sono idee datate, che il mondo è andato avanti in direzione opposta. A noi, invece, sembra siano altre “le torri e le muraglie destinate a crollare”. L’appello di Maccacaro perché l’onere della prova di pericolosità ricadesse sempre sulle cose e non sugli uomini, allora ignorato, è oggi alla base della norma europea che, pur con mille limiti, regolamenta l’intero settore della chimica del vecchio continente. Per pubblicare un articolo scientifico occorre dichiarare chi ha finanziato lo studio e rendere trasparenti i propri conflitti di interesse. Certo un piccolo argine rispetto alla forza d’urto di un’industria che finanzia il 70% della ricerca biomedica mondiale (per tacere dell’industria alimentare, del tabacco e via elencando), ma che pure obbliga tutti a riflettere su una questione che 30 anni fa non era neppure percepita. È vero, il mondo è cambiato, ma è cambiato anche in meglio. Del resto è cambiato anche ciò che sembrava immutabile. Wall Street ha subìto l’anno scorso uno scossone inaudito che nessuno ha saputo prevedere in anticipo. L’Occidente industrializzato, che ai tempi di Maccacaro deteneva un potere che sembrava in perenne ascesa, sta per essere superato da un Oriente altrettanto industrializzato e determinato a prenderne il posto.
Forse è proprio nei momenti in cui più si dimentica il significato della medicina che ha ancora senso riproporre la via della prevenzione e della partecipazione: è ancora quella la strada da indicare e quelli gli ideali da seguire, i soli impreziositi dalla “filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti” e che per questo, alla lunga, hanno qualche possibilità di concretizzazione.

Maria Luisa Clementi