Zona rossa … che è, e perché?

È molto di moda il rosso in questa fase di recrudescenza dell’epidemia: il virus viene quasi sempre rappresentato con un colore rosso intenso ma soprattutto viene usato questo colore per indicare una disposizione che crea delle limitazioni in una zona specifica circoscritta. Ma per zona rossa credo si possano intendere situazioni anche molto differenti che devono essere valutate ed affrontate in modi ed in tempi anche talvolta molto differenti.

Le situazioni di diffusione dei contagi
Innanzitutto le situazioni che possono creare un allarme per il livello di diffusione dei contagi non sono sempre le stesse:

  1. ci sono situazioni in cui in zona si è sviluppato un focolaio specifico molto ben delimitato seppur magari molto importante per numero di contagiati; può essere il caso di un ambiente di lavoro o di vita come una RSA, una caserma o come è successo un convento di suore;
  2. ci sono invece situazioni dove i contagi sono pervasivi e non sono identificabili delle precise catene di trasmissione,
  3. ed infine ci sono delle situazioni dove il differenziale della diffusione del virus in zona rispetto alle zone limitrofe è molto elevato.

Al di là di alcune ipotesi che però non hanno raggiunto un livello di evidenza sufficiente, il contagio da coronavirus avviene solo come conseguenza di un contagio diretto ra individui di cui uno ovviamente è un diffusore e molto più raramente in modo mediato attraverso la contaminazione di oggetti. Per quest’ultima forma di contagio le difese possono essere solo individuali di carattere igienico (mani, scarpe, ecc.) o collettive attraverso processi di pulitura di superfici o di sanificazioni ambientali. Si stima però che queste modalità di contagi siano percentualmente molto rare.

I possibili provvedimenti di contenimento
Prendendo in considerazione le forme di contagio di gran lunga più frequenti, cioè il contagio interpersonale per via respiratoria, le misure di contenimento possono essere  di tre tipi:

  1. evitare che gli individui si incontrino,
  2. evitare che gli individui si avvicinino troppo tra di loro,
  3. porre dei diaframmi tra gli individui quando si incontrano.

Quest’ultima misura è quella che meno modifica i comportamenti sociali perché si limita a richiedere l’uso di diaframmi sul volto o barriere, solitamente di plexiglass, agli sportelli dei front office.

Per evitare l’avvicinamento le misure sono quelle richieste alle singole persone di richiedere di rispettare il distanziamento di almeno un metro o quelle richieste ai responsabili di attività, come bar e ristoranti, di organizzare il proprio ambiente in modo che le persone non si avvicinino troppo tra di loro.

Diversi sono i provvedimenti per ridurre, o addirittura evitare, che gli individui si incontrino. Per ridurre i contatti la soluzione è quella di imporre una riduzione delle attività che creano più frequenti incontri tra gli individui: la chiusura delle scuole, delle palestre, degli stadi, lo smart working, ecc. sono modalità di riduzione dei contatti.
E poi ci sono i provvedimenti più drastici, cioè il coprifuoco, il lockdown, la chiusura dei confini di un’area.

Cos’è una zona rossa
Non c’è una definizione univoca di zona rossa ma le prime zone rosse che sono state create nell’attuale epidemia , quella di Vò Euganeo, o quella di Codogno, sono fondamentalmente consistite nella creazione di un confine invalicabile che impediva di entrare o uscire dalla zona e che veniva presidiato dalle forza dell’ordine. Al loro interno di una zona così confinata, possono poi essere stabilite o meno ulteriori misure di contenimento dei rapporti interpersonali imponendo ad esempio anche il lockdown o limitandosi a fermare alcune attività.
Se zona rossa dovrebbe chiamarsi solo una zona sottoposta a questi provvedimenti, talvolta viene chiamata così anche una zona senza chiusura drastica dei confini ma con provvedimenti che comportano importanti limitazioni alle attività.

Come decidere dove creare una zona rossa
Si deve dire innanzitutto che sarebbe opportuno creare una zona rossa per prevenire lo sviluppo di una crescita di contagi e non solo per intervenire a “giochi fatti”! e quindi gli indicatori da utilizzare per costruire degli alert dovrebbero non esaurirsi nella descrizione della situazione attuale ma soprattutto dovrebbero cogliere gli aspetti di crescita dinamica.

Un altro aspetto essenziale è la presenza di una chiara differenza di sviluppo dell’epidemia nella zona che si intende dichiarare come rossa e il suo intorno, sia in senso geografico che in senso demografico e produttivo.

È poi importante che gli indicatori che si ritengono necessari siano semplici e di facile  accesso, calcolo e comprensione. La scelta di definire una zona come rossa è una scelta con un risvolto politico non irrilevante e necessitano di poter ottenere il consenso anche da parte degli abitanti residenti.

Alcuni possibili indicatori da utilizzare potrebbero essere ad esempio i seguenti:

 

 

eventi

indicatore

Concentrazione

In focolai

Rapporto tra valore della zona e valore del suo intorno 

Incidenza

positivi

ultimo valore

 

 

RDt a lag 7

 

 

età media

 

 

ricoverati

ultimo valore

 

 

RDt a lag 7

 

 

prevalenza

positivi

 

 

 

ricoverati

 

 

 

terapia intensiva

 

 

 

capacità di intervento e controllo

prevenzione

 

assistenza

 

 

 

presenza di situazioni a rischio

aziende

 

 

 

comportamenti della popolazione

valutazione qualitativa

 

 

 

Questi indicatori potrebbero essere un esempio per costruire degli alert ma è poi evidente che la decisione non potrà mai essere automatica come frutto di un algoritmo ma dovrà essere un giudizio da parte di chi ha la responsabilità di governo dell’area formulato assieme ai tecnici che gli dovranno presentare ed interpretare i valori degli indicatori.

Monitoraggio dell’area rossa
Sarà infine essenziale implementare un sistema di monitoraggio della situazione dell’area rossa sia in termini di andamento dell’estendersi dell’epidemiologia sia in termini di criticità indotte dalle misure di contenimento attivate.
Se la zona rossa fosse molto limitata sicuramente l’effettuazione di una campagna di tamponi a tappeto potrebbe ridurre i tempi della quarantena generale per mantenerla ai soli soggetti riscontrati positivi.
Un elemento molto importante è poi la creazione ed il mantenimento del consenso della popolazione che lo si deve ottenere con un processo adeguato di comunicazione e possibilmente anche di risarcimento dei danno provocati dall’attuazione della zona rossa.

L’individuazione dei super diffusori e la ricerca epidemiologica
E’ facile che la zona rossa sia stata provocata da situazioni di super diffusione create o da uno o più infetti o da ambienti ed attività favorevoli alla produzione di  contagi. Sarà allora necessario avviare non solo effettuare un contact tracing dei contatti dei soggetti positivi ma anche un contact tracing “a ritroso” per individuare chi e come sono stati contagiati gli attuali positivi in modo da poter poi controllare chi ha avuto le loro stesse frequentazioni.
Si consideri inoltre che le zone rosse per la loro delimitazione e per l’arresto delle attività degli abitanti rappresentano una occasione favorevole per effettuare delle indagini epidemiologiche anche su ipotesi di studio che prescindano dalla zona rossa stessa.

Considerazioni giuridiche
Si rimanda a questa nota disponibile in internet di Francesco Costantini:
https://www.diritto.it/alcune-considerazioni-giuridiche-sul-modello-normativo-di-contrasto-alla-epidemia-pandemia-da-covid-19-le-limitazioni-al-diritto-di-libera-circolazione-rapporti-tra-fonti-del-diritto/

Commenti

Chi “teoricamente” dovrebbe avere l’onere di identificarne una?

Caro Cesare, guardando i dati a ieri (ed avendo smesso di seguire i talk show) mi chiedo quale sia un modello di governance corretto per la gestione di questa pandemia. Abbiamo situazioni come la Valle D’Aosta che dedica ormai alla pandemia quasi 0,91 posti letto per 1.000 abitanti e la Calabria che invece ne ha appena 0,07, contro una media nazionale di 0,27 posti letto per 1.000 abitanti. Eppure le opportunità di contatto sono state ridotte per tutte le regioni allo stesso modo e forse in assenza di un intervento “lineare” da parte del Governo le regioni NON avrebbero fatto (o potuto fare legittimamente) NULLA. Se qualcuno (il governo, una regione, una ASL, un soggetto privato che analizza i dati disponibili) avesse i dati di cui parli e fosse in grado di identificare una zona rossa, a chi spetta ed a chi sarebbe auspicabile spettasse la decisione di “chiudere”?

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