Come sta la sanità?

Presto e bene difficilmente si conviene

La decisione del Governo di assumere le decisioni riguardanti i “colori” delle Regioni sulla base di 21 indicatori ha riattivato positivamente il dibattito su quali dati servano e sulla loro qualità.
Dico subito che a mio parere non esistono dati buoni o dati cattivi ma solo dati utili o dati inutili!
La conoscenza non è mai separata dalla decisione, talvolta immediata talaltra molto posticipata, e questa distinzione potrebbe coincidere in buona misura con quella tra monitoraggio e ricerca.

Bene gli indici, ma senza equivoci...

Ormai un po’ tutti parliamo di epidemia snocciolando le differenze,  sia tra aree sia tra giorni diversi, di indici epidemiologi come, ad esempio la percentuale di positività o l’erreti (Rt). Sarebbe però bene abbandonare le impressioni e le sensazioni ed invece affidarsi a delle misure oggettive e l’importante  è evitare di equivocare nella loro interpretazione quando anche addirittura nelle loro modalità di calcolo.

La positività della popolazione

Zona rossa … che è, e perché?

È molto di moda il rosso in questa fase di recrudescenza dell’epidemia: il virus viene quasi sempre rappresentato con un colore rosso intenso ma soprattutto viene usato questo colore per indicare una disposizione che crea delle limitazioni in una zona specifica circoscritta. Ma per zona rossa credo si possano intendere situazioni anche molto differenti che devono essere valutate ed affrontate in modi ed in tempi anche talvolta molto differenti.

…mai niente… fino a che non ci scappa il morto !

Quante volte di fronte ad una chiara situazione di pericolo si assiste a una pressoché totale inerzia nell’intervenire e si sente dire in giro: “nessuno farà niente sino a che non ci scapperà il morto”! e purtroppo, poi, accade proprio così …

Superdiffusori e contact tracing a ritroso

Sembra che anche in questa epidemia esistano i super diffusori, cioè soggetti capaci di trasmettere il virus molto più di altri pur nelle stesse condizioni ambientali o relative alla suscettibilità dei contagiati, e di questo se ne è parlato molto in rete come dalle citazioni riportate in calce.

Variabilità stocastica: il 5% tra idolatria ed empietà

Chi non si è mai chiesto perché sia stata scelta la soglia del 5% per definire normalmente le significatività di una statistica? È sempre stata una convenzione praticamente da tutti accettata anche se c’era chi la sostituiva con l’1% o con il 10% in ragione della gravità problema che stava esaminando.

Diagnostica, positività ed incidenza

Analisi dei dati pubblicati da maggio ad oggi dalla Protezione Civile

Ritrovare e riproporre: la soggettività

Rilettura di una lettera di Francesco Coletti a Filippo Turati,  direttore di Critica Sociale (1892)

Non è il Nasdaq… sono le frequenze dei contagi!

“Oggi i nuovi contagi da Covid-19 si sono dimezzati rispetto a ieri” …“Oggi i nuovi  contagi da Covid -19 sono di nuovo molto cresciuti” … eccetera! In questi giorni di fine luglio quasi tutti i telegiornali della sera hanno aperto con la notizia, quasi fosse quella del Nasdaq, che il Covid-19 era cresciuto o era diminuito, e a queste variazioni era dato un significato decisamente positivo o negativo come se realmente l’andamento generale della pandemia nel nostro paese dipendesse dalle variazioni osservate in ogni singola giornata.

Sempre meglio usare modelli statistici?

È forse una querelle non di attualità ma che comunque continua a essere presente sia tra i ricercatori sia tra i decisori che utilizzano i risultati delle ricerche e delle analisi: fare analisi statistiche con modalità semplici o costruire modelli complessi ed avanzati?