Rubrica Occhio ai granchi!

Occhio ai granchi!

Cesare Cislaghi

Mi chiedono se sono un epidemiologo o un economista sanitario … non so mai rispondere perché non so proprio quali siano i confini delle due discipline. Mi occupo di analisi quantitativa dei sistemi sanitari e credo che questo abbracci le due discipline. In altri settori dell’economia l’analisi della domanda è una sua parte e quindi l’epidemiologia rientrerebbe nell’economia; è anche vero che se epidemiologia è analisi dei problemi della salute della popolazione, allora l’economia sanitaria rientra in essa … chissà! In ogni caso sono stato presidente dell’Associazione Italiana di Epidemiologia e sono Professore Universitario di Economia Sanitaria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Milano dove ho iniziato nel 1970 a lavorare presso l’Istituto di Biometria e Statistica Medica con Giulio Alfredo Maccacaro.. Ho lavorato sette anni presso l’Agenzia Sanitaria Regionale della Toscana e adesso lavoro da tre anni presso l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali; mi sono per un po’ allontanato dall’Università perché ho cercato di svolgere un lavoro più utile ed a maggior impatto sulla realtà sanitaria italiana.. Mi mancano pochi anni alla pensione e di guai però ne vorrei combinare ancora molti: guai contro l’accademia culturalmente chiusa in se stessa, guai contro il potere sempre più noiosamente autoreferente, guai contro un mercato che non riconosce l’equità, guai contro me stesso che sono quelli che sinora ho praticato di più. Di buono forse ho fatto anche qualcosa, sul lavoro non so, forse sì; di sicuro ho insegnato a molti ad andare in barca a vela, ho attraversato il mediterraneo in lungo ed in largo ed ho cresciuto tre figli che mi pare siano contenti di avermi come papà. Quando mi chiedono l’Impact Factor dico di avere un articolo su Nature e poco altro; ho pesato le mie pubblicazioni e sono 12.6 chili, ma quelle più leggere sono le migliori. Per il resto il mio curriculum è noioso come quello di quasi tutti e non interesserebbe a nessuno ; di sicuro non pubblicherò la mia autobiografia, ma se lo facessi parlerei pochissimo del mio lavoro e tanto di tutto ciò che di magnifico e tutto ciò che di schifoso ho incontrato nella mia vita iniziata il 15 settembre 1943 sotto i bombardamenti, con il re in fuga e con mio padre piombato in un carro verso i campi di concentramento tedeschi: è forse per questo che da allora, tutto sommato, la vita mi è sembrata abbastanza facile anche se non lo è stato per nulla. Ma saper navigare a vela serve! Almeno per saper affrontare le burrasche della vita.

Carlo Zocchetti

Nato a Gallarate (VA) il 11.5.1952, laureato in ingegneria elettronica il 12.6.1978 presso il Politecnico di Milano. Ha sviluppato la sua formazione su argomenti metodologici di epidemiologia e statistica sostanzialmente partecipando, oltre alla Scuola di Specializzazione presso l’Istituto di Biometria dell’Università di Milano, a diversi corsi internazionali di aggiornamento. Da settembre 1978 ad aprile 1997 ha svolto attivita' di consulenza e ricerca su tematiche di epidemiologia occupazionale e dei tumori presso l'Istituto di Medicina del Lavoro dell'Universita' degli Studi di Milano, e da maggio 1997 è dirigente dell’Osservatorio Epidemiologico della Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia dove si è occupato di flussi informativi, di programmazione sanitaria, di valorizzazione economica e di valutazione delle attività sanitarie, dedicando molte energie anche alle attività di formazione.

L’avvicinarsi delle scadenze relative alla applicazione nel nostro paese del federalismo fiscale ha accentuato il dibattito attorno ad alcune tematiche peculiari per il servizio sanitario nazionale. A prescindere da ciò che si pensa in proposito e dalle tesi che sono state sostenute da vari attori, ad esempio, è indubbio che l’argomento “costi standard” ha avuto il pregio di portare alla attenzione del pubblico (e non solo degli esperti) la necessità di mettere a confronto le caratteristiche peculiari dei diversi servizi sanitari regionali: quali sono i migliori (e i peggiori)? Quali i più efficienti (o inefficienti)? E quali i più efficaci (nell’esito delle cure)? Già, ma come rispondere a queste (ed a molte altre) domande?

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