Is (publishing) epidemiology history?

L’epidemiologia è in crisi di identità? Niente meno che di questo si è discusso alla conferenza Is (publishing) epidemiology history? organizzata a Bristol dai due direttori uscenti dell’International Journal of Epidemiology, Shah Ebrahim e George Davey Smith, lo scorso 7 ottobre. Dove a intervenire non sono stati solo epidemiologi, ma anche giornalisti, geografi e storici, il che ha permesso di comporre un quadro dello status dell’epidemiologia - il suo essere una scienza che si occupa della salute della popolazione, i suoi metodi, i suoi valori - all’inizio del terzo millennio.

Con il consueto spirito e l’immancabile papillon, a condurre i lavori è stato Rodolfo Saracci, presidente dell'IEA al momento dell'affidamento della rivista ai due direttori che hanno guidato l'IJE per ben 16 anni.

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Qui sotto i filmati degli interventi

Shah Ebrahim, co-direttore uscente di IJE (epidemiologo, London School of Hygiene and tropical Medicine, Università di Bristol, UK)
International Journal of Epidemiology 2000-2016: what happened?

Raccontando la storia della direzione congiunta Ebrahim-Davie Smith

"Scavare a fondo per capire che cosa si può imparare dagli errori commessi nel passato è stato un pilastro importante durante la direzione di IJE che ho condiviso con George."


Katherine Keyes (epidemiologa, Columbia University, USA)
Why does epidemiology matter?

Sul significato stesso dell’epidemiologia: produttrice di strumenti per definire rapporti di causa-effetto, fornitrice di raccomandazioni evidence-based ai decisori politici, generatrice di conoscenza scientifica in merito alla distribuzione a determinanti delle malattie…

"I concetti di gustizia sociale ed equità devono guidare qualunque intervento volto a migliorare la salute pubblica."


Tom Koch (geografo medico e storico, British Columbia University, CAN)
Mapping history into the future

Sul diffondersi di condizioni (urbanizzazione, deforestazione, guerre, povertà) che favoriscono la propagazione di germi letali

"Tempo 8 anni e una pandemia colpirà il 60% della popolazione mondiale uccidendone un terzo."


Alex Mold (Centro per la storia della sanità pubblica, London School of Hygiene and tropical Medicine)
Placing the public in public health: epidemiology and the public in post-war public health

Sulla storia del rapporto tra l’epidemiologia e la compenetrazione dei suoi risultati nel senso comune e nelle politiche di sanità pubblica

"Alcuni messaggi sono stati recepiti meglio e più in fretta di altri. A differenza di questi ultimi, i primi non avevano implicazioni politiche e sociali."


Martin McKee (prof. sanità pubblica, London School of Hygiene and Tropical Medicine & Università di Bristol, UK)
Epidemiology in the age of austerity

Sul rapporto tra crisi economica e salute

"L’austerità è tossica per la salute di individui e popolazioni."


Ben Goldacre (epidemiologo, Università di Oxford, UK)
Data access and transparency

Sulla battaglia per ottenere l’accesso e la pubblicazione dei dati dei trial e dei codici utilizzati nelle analisi in modo da permettere un controllo aperto sugli studi

"Per essere utili, i dati devono essere accessibili"


Danny Dorling (geografo, Università di Bristol, UK)
Epidemiology: abandoning the social

Sull’incapacità di gran parte dell’epidemiologia di cogliere le notizie reali, perdendosi invece troppo spesso in sottili, arcane e poco utili disquisizioni metodologiche

"Perché sono io, un geografo, a portare alla ribalta questi temi? Che cosa stanno facendo gli epidemiologi?"


Richard Smith (ex direttore BMJ)
The death of journals can’t come soon enough

Elenca 13 ragioni che spiegano la rovina dell’editoria scientifica

"Peer review e impact factor si sono rivelati inutili, anzi dannosi. Le riviste non hanno più senso in quanto strumenti dove pubblicare articoli scientifici."


George Davey Smith, co-direttore uscente di IJE (epidemiologo, Università di Bristol, UK)
Epidemiology after 2017: methods or matter?

Sulle possibili tensioni tra gli sviluppi metodologici e l'importanza dei contenuti

"I nuovi metodi, per esempio nell'ambito dell'inferenza causale, aiutano a rispondere a domande di interesse per la salute pubblica o rischiano di portare a una visione riduttiva?"