lettera
Epidemiol Prev 2012; 36 (2 EPdiMezzo): 2-2

Epidemiologia e igiene: la strada del confronto è più utile


L’appello ai lettori di E&P da parte dei colleghi Foltran, Pagano e Ricceri a proposito di pertinenza dell’epidemiologia non aiuta lo sviluppo della disciplina epidemiologica dentro la sanità pubblica italiana. L’argomento rimane controverso e meriterebbe una discussione in forme e con argomenti più appropriati di quelli che si possono sviluppare a seguito di un appello pubblico.

Per quanto riguarda la forma, l’occasione per riprendere la discussione viene da una valutazione comparativa per un posto da ricercatore di igiene che ha visto i colleghi esclusi opporsi alla valutazione della commissione circa una parziale impertinenza dei loro curricula al settore scientifico disciplinare per cui era bandito il concorso. E’ legittimo che i candidati si oppongano ed è bene che il procedimento permetta di valutare il giudizio, e ne aspettiamo il risultato. E’ anche ragionevole che i ricorrenti portino il parere di esperti a sostegno delle loro tesi nelle sedi appropriate. Non mi sembra che l’appello pubblico sia una forma che faciliti questo approfondimento.

In questi ultimi anni si è sviluppato un prezioso e faticoso processo di integrazione tra le diverse competenze che concorrono alla sanità pubblica e la collaborazione tra igiene, epidemiologia e statistica medica ha fatto importanti passi avanti in sede accademica, nel servizio sanitario nazionale e nelle rispettive associazioni. La recente conferenza di sanità pubblica, le iniziative editoriali in occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia, l’intesa con il Ministero per un concorso delle associazioni di sanità pubblica nella programmazione della prevenzione, e la discussione sulla possibilità di dar vita ad una federazione delle associazioni scientifico professionali dell’area della sanità pubblica sono alcuni tra i segni tangibili di questo progresso. L’appello spinge le persone a schierarsi con chi sostiene il ricorso e chi propone reazioni, secondo uno schema di antiche divisioni che non aiutano a fare passi avanti sulla strada dell’integrazione.

Dal punto di vista della sostanza credo che sia utile riaprire la discussione sui rapporti tra epidemiologia e igiene. Provo a delimitare un paio di argomenti che potrebbero essere approfonditi.

 

C’è una questione di definizione. Volendo distinguere, l’epidemiologia, come la statistica medica, concorre con metodi quantitativi a disciplinare l’osservazione scientifica sui diversi settori di conoscenza; se questo settore è la prevenzione o l’organizzazione sanitaria stiamo parlando dell’igiene, se è la diagnosi e la cura stiamo parlando della clinica. Quindi per sua natura, essendo un metodo, l’epidemiologia è pertinente a tutte le scienze mediche e sanitarie, non solo all’igiene, ma anche alla cardiologia, all’oncologia, alle scienze infermieristiche… Secondo questa ipotesi un curriculum epidemiologico dovrebbe essere buono per qualsiasi ambito scientifico, cosa che non è solitamente riconosciuta in nessuna sede valutativa, né in ambito accademico né in ambito di ruolo del servizio sanitario nazionale. Perché la controversia si pone con l’igiene e non negli altri casi? Un po’ perché l’epidemiologia ha un maggior peso in una scienza preventiva ed organizzativa che per costrutto si occupa di popolazioni; questo significa che la dose di metodo epidemiologico che dovrebbe stare nell’igiene è maggiore che quella che ci si aspetta nelle altre scienze mediche. Inoltre proprio nella prevenzione e nell’organizzazione sanitaria, più spesso che in clinica, si sono specializzate anche nuove competenze che hanno incominciato a fare di questo metodo epidemiologico una professione a tempo pieno, che si è organizzata nell’AIE, soprattutto per coloro che lavorano nel SSN. E’ così che alcuni anni fa su spinta di questi professionisti è stata approvata una nuova disciplina di epidemiologia nei ruoli del SSN, per accedere alla quale sono state riconosciute due strade, quella della specializzazione in igiene e quella della specializzazione in statistica sanitaria. Dunque da un lato gli epidemiologi hanno voluto dire “nel SSN siamo diversi dagli igienisti” e gli igienisti hanno risposto “ma per diventarlo potete incominciare ad essere igienisti”. Un bell’intrico, a cui oggi si aggiunge quello accademico, che con la riforma Gelmini mette la statistica medica e l’igiene in uno stesso raggruppamento ai fini concorsuali, cosa che richiede una condivisione di indirizzi e comportamenti per la valutazione dei ricercatori e professori. Non mi sembra un intrico che si può sciogliere con un appello, ma solo con una sapiente e paziente riflessione e ricerca delle soluzioni più rispettose del proposito di promuovere qualità e impatto della sanità pubblica nel nostro paese.

 

Inoltre c’è una questione di meccanismi di arruolamento. Semplificando molto si potrebbe dire che i meccanismi di selezione e arruolamento dovrebbero rispondere a due criteri che non necessariamente portano alla stessa conclusione: da un lato la promozione del merito (cioè premiare il curriculum con il migliore impatto) e dall’altro lo sviluppo delle politiche di un gruppo/centro (cioè premiare il curriculum che dà un contributo maggiore agli obiettivi strategici del gruppo/centro che arruola). Un buon curriculum di epidemiologia molecolare potrebbe essere del tutto inutile a un gruppo impegnato in epidemiologia valutativa. Il trade off tra i due criteri a volte è difficile da assestare. La nuova procedura a due turni delle idoneità e della chiamata per i professori in ambito accademico o per i direttori di struttura complessa nel SSN dovrebbe permetterlo con maggiore equilibrio (il merito si valuta al momento della valutazione di idoneità, mentre la rispondenza alle politiche di sviluppo del gruppo si ricerca con la chiamata). Invece le procedure a unico turno di valutazione comparativa, come quella dei ricercatori universitari di cui all’appello, non permettono questo equilibrio, perché costringono i due criteri, misurabili su metriche diverse e non sempre componibili, ad esprimersi in un unico giudizio. E’ anche su questo argomento che si sviluppa la tensione tra la metrica dell’Impact Factor che nel caso del concorso in questione premia ampiamente i colleghi esclusi, come peraltro riconoscono correttamente i commissari nelle loro valutazioni, e la metrica della pertinenza alle competenze dell’igiene nel loro complesso, non solo quelle metodologiche e quantitative.

 

La strada maestra

Mi piacerebbe che potessimo discutere in modo approfondito di questi argomenti. Da un lato nell’università il sistema VQR, che attualmente valuta atenei/dipartimenti, sarà presumibilmente usato per la definizione di priorità nell'assegnazione di budget, e in questa prospettiva l'obiettivo della qualità della produzione scientifica dovrà diventare un obiettivo prioritario del nuovo raggruppamento disciplinare congiunto, e in particolare della sua componente igienistica. Dall’altro lato la sfavorevole congiuntura economica espone le strutture dell’epidemiologia, della prevenzione e della direzione sanitaria nel SSN a interventi di razionalizzazione se non di razionamento che richiedono una maggiore capacità di orientamento della produzione a obiettivi pertinenti e rilevanti. Per affrontare queste sfide, la strada dell’integrazione che abbiamo perseguito in questi anni è già andata più avanti dei sentimenti e degli ostacoli che rischiano di manifestarsi in questo appello e nelle reazioni. Vorrei che non lasciassimo questa strada maestra.

Giuseppe Costa

Dipartimento di scienze cliniche e biologiche
Università di Torino
Presidente AIE

Commenti

Vorrei commentare la risposta

Vorrei commentare la risposta di Giuseppe Costa all’appello di Francesca Foltran, Eva Pagano e Fulvio Ricceri. Può essere che la forma dell’appello pubblico non costituisca la modalità migliore per avviare un dibattito sereno sul ruolo dell’epidemiologia sia all’interno del SSN che della ricerca universitaria. Addirittura si potrebbe considerare la disavventura dei tre colleghi solo come l’ennesimo episodio di concorso (non solo del settore MED/42) in cui con motivazioni deboli si svaluta il curriculum di chi si è presentato forte soprattutto delle proprie competenze e capacità di produzione scientifica. Particolarmente gravi sono però i pretesti addotti nel caso specifico, in cui si giudica non pertinente una produzione scientifica che appare invece solidamente inserita nel settore disciplinare oggetto del concorso, in qualche modo affermando che la ricerca epidemiologica non ha casa nell’Igiene in ambito universitario.
Giuseppe Costa ha poi ricordato la triste storia della disciplina di epidemiologia all’interno del SSN. Infatti la disciplina igiene, epidemiologia e sanità pubblica riconosce come discipline affini la statistica sanitaria e la medicina del lavoro. A questa si è affiancata poi la disciplina di epidemiologia che ha come scuole equipollenti l’igiene e la statistica sanitaria, ma non riconosce discipline affini: in questo modo si restringerebbe l’accesso all’epidemiologia nel SSN, escludendo la medicina del lavoro (la mia specializzazione, che comunque così tanto ha contribuito allo sviluppo dell’epidemiologia italiana). Al contrario, il richiamo alla valenza per tutte le discipline mediche e sanitarie fatto da Giuseppe Costa consiglierebbe non di restringere, ma di allargare l’accesso, oltre che a tutte le specializzazioni dell’area della sanità pubblica, anche ad alcune discipline cliniche (almeno malattie infettive). L’unica nota positiva è che negli ultimi anni sono stati banditi pochi concorsi specifici per la disciplina di epidemiologia, la cui introduzione sembra aver svolto un ruolo prevalentemente negativo, rischiando più che altro di rinforzare le barriere già esistenti per chi si affacciasse allo studio ed alla pratica dell’epidemiologia.
Sono iscritto all’AIE dal 2004. L’associazione ha dei limiti inevitabili viste anche le sue piccole dimensioni, che rischiano spesso di farla ricadere nell’autoreferenzialità di un circolo esclusivo di vecchi amici; la capacità di stabilire rapporti costruttivi con altre associazioni scientifiche rappresenta dunque un’esigenza prioritaria. D’altra parte, ho visto sempre come forza principale e vivificante dell’AIE la promozione della conoscenza epidemiologica, della ricerca anche applicata alle finalità di efficienza ed equità del SSN, della produzione scientifica, del merito di chi si impegnasse con competenza nell’epidemiologia indipendentemente dal percorso formativo di provenienza. A mio parere nella logica non di uno scontro inutile e potenzialmente nocivo, ma di un confronto produttivo, è comunque necessario partire sempre da questi punti di forza dell’AIE.

Ugo Fedeli

Re: Foltran,Pagano,Ricceri

Re: Foltran,Pagano,Ricceri :
A seguito dei commenti dei lettori in risposta al nostro appello ed alla lettera del presidente dell’AIE ci sembra utile precisare alcuni aspetti.
1) Innanzitutto, desideriamo chiarire che siamo stati ammessi alla valutazione e abbiamo preso parte al concorso; ricorriamo invece in giudizio contro il risultato finale. Esso è infatti basato essenzialmente su un giudizio di non congruenza della nostra produzione scientifica, riferibile all’ambito epidemiologico, con il SSD/MED/42, sebbene la declaratoria ministeriale del settore disciplinare MED/42 dia la seguente definizione:
““MED/42 Igiene Generale e Applicata. Il settore si interessa dell'attività scientifica e didattico-formativa, nonché dell'attività assistenziale a essa congrua nel campo dell’igiene generale e applicata; il settore ha specifica competenza nel campo dell’igiene applicata all'ambiente, ai luoghi di lavoro, all’igiene scolastica, all’igiene degli alimenti e della nutrizione, della medicina di comunità, della medicina preventiva, riabilitativa e sociale, dell’epidemiologia, della sanità pubblica, della programmazione, organizzazione e gestione dei servizi sanitari e dell’educazione sanitaria”.
2) Nel nostro appello non abbiamo chiesto a chi firma di sostenere una posizione in merito al risultato del concorso (e questo è specificato bene nella lettera che lo accompagna). Crediamo che la questione giuridica si debba svolgere nelle sedi appropriate e per questo motivo l’appello segue il ricorso al TAR e non viceversa. Abbiamo invece chiesto a chi opera nel settore di valutare se le pubblicazioni di tutti i candidati partecipanti al concorso fossero pertinenti al settore. Avremmo anche noi preferito evitare di ricorrere all’appello pubblico, ma è stata considerata l’unica opzione disponibile visto che nessuno dei periti a cui ci siamo rivolti è stato disponibile a dare una opinione in merito. Non era pertanto nostra intenzione sollevare un dibattito teorico circa i rapporti tra epidemiologia ed igiene, che ben sappiamo essere argomento complesso e soprattutto non di nostra pertinenza. Comprendiamo quindi la preoccupazione del Presidente AIE e ribadiamo che l’uso dello strumento pubblico ha finalità personali, pur consapevoli degli inevitabili risvolti per l’intero settore.
3) Infine, un doveroso rilievo circa i meccanismi di selezione ed arruolamento per le posizioni universitarie: l’unico criterio cui devono rispondere è la legge, che nel bando del concorso stabilisce i criteri con cui devono essere valutati e selezionati i candidati. Ogni altra considerazione è di natura speculativa e può essere oggetto di dibattito tra chi ha ruolo e competenze per guidare la definizione di nuove norme.
Ringraziamo molto chi ci sta sostenendo (abbiamo superato le 30 firme) e ci auguriamo che questa discussione possa essere utile allo sviluppo dell’epidemiologia in Italia.
Francesca Foltran, Eva Pagano, Fulvio Ricceri

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