L’attesa di vita a Taranto dal 1992 al 2009

 

Attesa di vita a zero anni per sesso. Italia, Puglia  e province pugliesi, 1992-2009. Fonte ISTAT.

 

L’attesa di vita a Taranto dal 1992 al 2009

Si parla spesso dell’attesa di vita come indicatore di salute della popolazione utilizzato dagli epidemiologi ambientali quando si evidenziano effetti nocivi sulla salute dell'esposizione a vari inquinanti nell’atmosfera, nella catena alimentare, negli ambiente chiusi in cui viviamo. Certo, sarebbe auspicabile poter avere un indicatore di «attesa di vita sana», che valuti la qualità della vita attesa, ma ancora non si dispone di dati attendibili per poterlo calcolare. 

Nel  maggio 2012 l’ISTAT ha pubblicato le Tavole di Mortalità della popolazione italiana per provincia e regione di residenza, Anni 1974-2009 (http://demo.istat.it/unitav2012/index.html?lingua=ita) dove l’attesa di vita per provincia e sesso è riportata  per gli anni 1992-2009. Gli stessi dati si possono trovare nel database di indicatori sul sistema sanitario e sulla salute in Italia Health for All-Italia, nella versione del giugno 2012 (http://www.istat.it/it/archivio/14562).

L’attesa di vita è ovunque in ascesa o in alcune situazioni ha raggiunto livelli che si mantengono costanti. Solo tra i residenti nella Provincia di Taranto l’attesa di vita dal 2006  ha subito invece una preoccupante inversione di tendenza con un perdita nel 2009 di circa 2 anni di  vita attesa per gli uomini, e di poco più di un anno per le donne.

In nessuna altra provincia italiana l’attesa di vita ha subito una inversione. Se si confronta quanto accade a Taranto con quanto accade in Italia, nella regione Puglia e nelle altre province pugliesi (vd. grafici), il fenomeno osservato emerge più chiaramente. L’attesa di vita per gli uomini residenti in Puglia e nelle sue province è sempre stata più alta che a livello nazionale, ma dopo il 2006  solo nella provincia di Taranto l’attesa di vita scende al di sotto dei livelli nazionali e regionali in entrambi i sessi.

Questi dati, a mio giudizio, forniscono una sintesi molto efficace della grave e preoccupante  involuzione che colpisce lo stato di salute della popolazione che vive su quel territorio, diversamente da quanto accade nel resto d’Italia. La popolazione residente nel capoluogo (194.021 persone nel 2009)  è circa un terzo di quella provinciale (580.481 persone nel 2009) e quindi verosimilmente contribuisce in modo significativo a tale fenomeno.

Mariangela Vigotti

Sezione di genetica, mutagenesi
ed epidemiologia ambientale,
Dipartimento di biologia,
Università di Pisa