Glifosato: le insostenibili critiche della senatrice Cattaneo alla IARC

La pubblicazione, su La Repubblica dell’1 dicembre scorso, dell’intervento di Elena Cattaneo era inteso, secondo le parole della senatrice, a “sgombrare il campo da alcuni equivoci”. Di fatto, ha provocato un gran vespaio, e diverse voci si sono espresse per confutare quanto affermato dalla staminologa di Milano. La quale, andando ben oltre le proprie specifiche competenze scientifiche, scaglia pesanti accuse all’indirizzo della IARC, l’Agenzia per la ricerca sul cancro facente capo all’OMS, avanzando il dubbio che la classificazione del glifosato come “probabile cancerogeno” sia in realtà il frutto di comportamenti poco onesti da parte dei membri del gruppo di studio dell’Agenzia di Lione chiamati a valutare la cancerogenicità dell’erbicida.
Quella che qui presentiamo è la risposta di quattro epidemiologi ben noti ai lettori di E&P: Benedetto Terracini, Annibale Biggeri, Franco Merletti, Paolo Vineis.
Da tempo la questione glifosato (Roundup, per la multinazionale della chimica Monsanto) è terreno di scontro tra scienziati, industria chimica, ambientalisti, agricoltori, semplici cittadini, e vede contrapporsi anche diverse agenzie pubbliche (EFSA ed ECHA da una parte, IARC dall’altra). Un campo dove gli interessi economici sono enormi e dove, come spesso accade in questi casi, il terreno è fertile per il manifestarsi di comportamenti al limite della legalità, e decisamente oltre quelli dell’onestà. Come testimonia il reportage Monsanto papers, pubblicato dal quotidiano francese Le Monde la scorsa estate, in cui si rivela la pervasiva azione di lobbying, disinformazione e intimidazione messa in atto da Monsanto all’indirizzo di singoli, governi e media. Il voluminoso dossier rilasciato dall’Agenzia Reuters lo scorso ottobre a firma da Kate Kelland (Glyphosate battle) è costruito con il solo scopo di screditare la IARC (accuse che la senatrice Cattaneo nel suo pezzo accoglie e ribadisce come fossero oro colato), che peraltro ha controbattuto prontamente sul suo sito».
Sullo sfondo di tutto ciò, le numerose azioni legali contro la Monsanto negli Stati Uniti e il pronunciamento della Commissione europea in merito al prolungamento dell’autorizzazione al commercio del glifosato. Decisione più volte rinviata a causa delle numerose opposizioni, ma che alla fine è stata presa qualche settimana fa, acconsentendo a un altro quinquennio di glifosato in Europa. E ciò malgrado la consegna alla Commissione europea di milioni di firme di cittadini europei contrari.


 

La risposta degli epidemiologi

«La Senatrice Elena Cattaneo (La Repubblica, 1° dicembre) smentisce il giudizio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - IARC) che il glifosato è “probabilmente cancerogeno per la specie umana”. La senatrice dissente perché “due componenti (non meglio specificati ndr) del team di lavoro IARC sul glifosato” avrebbero omesso di palesare i loro conflitti di interesse e avrebbero celato alcuni dati scientifici in proprio possesso.
La Senatrice sorvola sul fatto che la IARC è la struttura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) deputata alla valutazione dei rischi cancerogeni. Il programma IARC di valutazione dei rischi cancerogeni sulla base dell’evidenza scientifica è a noi famigliare e alcuni tra noi hanno avuto l’opportunità di parteciparvi direttamente. Conosciamo quindi - apprezzandoli - i criteri utilizzati dalla IARC per controllare tanto l’indipendenza e l’integrità morale dei componenti dei gruppi di lavoro quanto il rigore nella raccolta e analisi critica degli studi presi in considerazione. I criteri, ripetutamente aggiornati, sottoposti al vaglio dell’intera comunità scientifica, sono accessibili (www.iarc.fr).
In quanto all’occultamento di dati scientifici sul glifosato, non ci risulta che i gravissimi episodi denunciati dalla senatrice Cattaneo abbiano avuto luogo: sollecitiamo quindi la senatrice a produrre una documentazione, se esiste, oppure una smentita. Tali argomenti sono stati largamente utilizzati dalla Monsanto, i cui interessi sulla sostanza chimica sono grandi, per screditare il lavoro della IARC.
La prof. Cattaneo gode di prestigio scientifico (sia pure in campi diversi dalla cancerogenesi ambientale) e svolge una importante funzione pubblica: le parole da lei espresse possono avere un effetto destabilizzante sul lettore di Repubblica.
Con la categoria “probabilmente cancerogeno per la specie umana”, da decenni, la IARC designa agenti adeguatamente saggiati in animali di laboratorio per i quali mancano adeguate osservazioni sulla specie umana, non sempre di facile esecuzione. Come tali, questi agenti sono ritenuti meritevoli di interventi di prevenzione (tanto che le normative europee per la sicurezza negli ambienti di lavoro non fanno distinzione tra agenti “cancerogeni” e “ agenti probabilmente cancerogeni per la specie umana”).
Sui tentativi delle multinazionali di distorcere il processo di costruzione della conoscenza sulle proprietà nocive del glifosato esiste uno sconvolgente dossier prodotto da parte di un giornale del calibro di Le Monde, che ha avuto ampia circolazione anche in Italia. Dato il suo doppio ruolo di parlamentare e di scienziata, dalla prof. Cattaneo ci saremmo aspettati maggiore chiarezza su un problema di rilevanza per la salute pubblica prima ancora che per l’agricoltura.
Infine, ci sembrano inopportune le parole della senatrice che sembrano mettere in dubbio i rischi di cancro legati al consumo di carni insaccate e di bevande alcoliche. Si tratta di rischi basati su prove solide (rafforzate ulteriormente dopo il giudizio dei gruppi di lavoro IARC), che hanno condotto Associazioni scientifiche italiane e internazionali (ad esempio il prestigioso World Cancer Research Fund) a raccomandare che tale consumo venga contenuto.

Annibale Biggeri (Università di Firenze)
Franco Merletti (Università di Torino)
Benedetto Terracini (Università di Torino)
Paolo Vineis (Imperial College, Londra)