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Epidemiologia&Prevenzione
Rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia

allega
al primo numero del 2014
il volume

ANALISI DEI PERCORSI DIAGNOSTICO-TERAPEUTICI IN ONCOLOGIA:
I TUMORI DELLA MAMMELLA

Per la prima volta Regione Lombardia valuta i percorsi diagnostico-terapeutici
delle donne affette da tumori della mammella

  • Come vengono seguite le donne con un tumore al seno in Lombardia ?
  • Il servizio sanitario regionale della Lombardia è in grado di offrire loro le cure migliori
    in termini di adesione agli standard internazionali ?
  • Il medesimo tipo di cura/assistenza è garantito a tutte le donne lombarde ?
  • In altri termini, c’è omogeneità di trattamento nelle diverse aree della Regione ?

Sono queste le domande a cui risponde il volume Analisi dei percorsi diagnostico-terapeutici in oncologia. I tumori della mammella.

Il testo, pubblicato da Regione Lombardia (edizioni Inferenze), illustra il risultato del lavoro di una rete di 6 ASL di Regione Lombardia (Milano 1, Milano 2, Provincia di Milano, Monza e Brianza, Bergamo, Cremona, a cui afferisce la metà circa della popolazione lombarda) i cui ricercatori hanno analizzato circa 13.000 casi di tumore della mammella insorti tra il 2007 e il 2009 nella popolazione coperta dalle sei ASL e che sono stati seguiti per almeno due anni dopo la diagnosi.

La risposta, nel complesso, è positiva: in Regione Lombardia, sede di numerose strutture di eccellenza, il tumore della mammella viene trattato secondo gli standard di riferimento internazionali.

Alcune disomogeneità (più marcate tra ospedali che tra ASL) emergono quando si considera come vengono seguite nel tempo (follow-up) le donne malate: una consistente quota delle strutture infatti ricorre a costosi esami di controllo (TC/RMN, scintigrafie ossee, ricerca di marcatori oncologici etc) anche quando le linee guida non lo prevedono. Una variabilità che può essere spiegata sulla base della tipologia delle pazienti che vi accedono, ma può essere interpretata anche come l’evidenza di diversi atteggiamenti tra reparti e tra professionisti dell’ospedale.

E qui si viene allo scopo ultimo di questo lavoro, che non è la mera misura delle performance del Servizio sanitario regionale, bensì la riduzione della variabilità nel tipo di cure prestate alle donne con tumore della mammella. Come? Attraverso misure ad hoc da apprestare a partire dai risultati di questo lavoro e con il coinvolgimento dei Dipartimenti oncologici delle ASL.

Un metodo innovativo e complesso

Per condurre questo lavoro si è resa necessaria la messa a punto di un metodo innovativo perché, se oggi è relativamente facile misurare gli esiti degli interventi sanitari al fine di identificare situazioni critiche che richiedono correttivi, molto più difficile è misurare i percorsi relativi alla diagnosi e al trattamento delle principali patologie croniche, in quanto in questo caso è necessario combinare informazioni provenienti da numerose fonti differenti (banche dati, ospedali, specialisti ecc).

L’obiettivo della misura dei percorsi è infatti l’identificare delle situazioni (ospedali/specialisti) che trattano una patologia in maniera diversa rispetto al trattamento standard. E’ quindi necessario disporre di indicatori puntuali che misurino, lungo tutto il percorso diagnostico-terapeutico, la distanza tra la misura attesa (ossia quella rispondente agli standard di riferimento) e la misura osservata.

Ebbene, utilizzando metodologie innovative sono stati identificati oltre 30 indicatori che sono stati misurati con vari approcci e che hanno portato a identificare l’esistenza di situazioni molto diversificate nell’area oggetto dell’analisi.

“L’applicazione degli indicatori al sistema sanitario di una Regione garantisce che un paziente riceva lo stesso trattamento in qualsiasi punto/ospedale del servizio sanitario a cui accede” spiega   Antonio Russo, responsabile scientifico dell’iniziativa. “Questo aumenta il successo dei trattamenti, riduce gli eventi avversi e abbassa anche i costi: in sanità, infatti, allontanarsi dal trattamento atteso porta alcune volte a sotto-trattare un paziente ma il più delle volte porta il clinico a fare più esami e indagini inutili, che portano ansia, incrementano i costi, non migliorano il controllo della malattia e non ne riducono l’evoluzione”.

L’analisi del percorso diagnostico-terapeutico del tumore della mammella è solo un primo passo

Questo lavoro è solo il primo passo di un progetto più ampio che vuole servire da modello per l’analisi anche di altre patologie croniche (tumorali e non) a elevata frequenza nella popolazione.

Perché l’analisi dei ricercatori è partita dal tumore della mammella?

“Perché è il tumore più frequente nella popolazione femminile” spiega Anita Andreano, membro  del Comitato scientifico che ha prodotto lo studio, “in Lombardia, si stima che ogni anno si ammalino oltre 9.000 donne”. E aggiunge: “E perché questa patologia riguarda una platea vastissima: grazie ai progressi della diagnosi precoce e del trattamento infatti sono molte le donne che convivono con la malattia: oltre 100.000 quelle seguite dal SSR lombardo (secondo stime relative al 2012)”.


Il volume è allegato al n.1-2014 di Epidemiologia&Prevenzione, la rivista dell’Associazione italiana di Epidemiologia ed è scaricabile liberamente dal sito www.epiprev.it 

il sito offre anche una presentazione sintetica del volume e un editoriale di commento a firma di Giuseppe Costa, dell’Università di Torino Epidemiol Prev 2014; 38 (1):1-76


Contatti:
Dott. Antonio Russo, Osservatorio epidemiologico e Servizi specializzati, Asl Milano 1
e-mail: antonio.russo@aslmi1.mi.it ; cell. 335-1980756335-1980756

Inferenze:
Via Ricciarelli 29, Milano/via Giusti 4, Castellanza, VA
Tel. 02-4870228302-48702283 / Tel.0331-4821870331-482187

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