attualita
Epidemiol Prev 2009; 33 (6): 201-201

Buone politiche editoriali in difesa del clima e della salute pubblica

Good editorial policies for climate change and public health

  • Benedetto Terracini1

  • Maria Luisa Clementi2

  1. Direttore scientifico di E&P
  2. Direttore responsabile di E&P

Riassunto:

In questi anni la rivista scientifica The Lancet non ha rispar miato energie nella battaglia per contrastare il cambiamento climatico. A partire dal 2006 ha pubblicato articoli importanti sui rischi per la salute umana derivanti dal riscaldamento del pianeta, che hanno avuto vasta eco anche sulla stampa non specialistica contribuendo ad aumentare la consapevolezza di cittadini e autorità sugli effetti sanitari del global war ming. Nel maggio 2009 la rivista ha richiamato di nuovo l’attenzione sul tema pubblicando il Documento finale della Commissione sui rischi sanitari connessi al riscaldamento del pianeta istituita dallo stesso Lancet e dal London University College, che esordiva con una dichiarazione inequivocabile: «Il cambiamento climatico è la più grave minaccia per la salute globale del ventunesimo secolo».


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In questi anni la rivista scientifica The Lancet non ha rispar miato energie nella battaglia per contrastare il cambiamento climatico. A partire dal 2006 ha pubblicato articoli importanti sui rischi per la salute umana derivanti dal riscaldamento del pianeta, che hanno avuto vasta eco anche sulla stampa non specialistica contribuendo ad aumentare la consapevolezza di cittadini e autorità sugli effetti sanitari del global war ming. 1 Nel maggio 2009 la rivista ha richiamato di nuovo l’attenzione sul tema pubblicando il Documento finale della Commissione sui rischi sanitari connessi al riscaldamento del pianeta istituita dallo stesso Lancet e dal London University College, che esordiva con una dichiarazione inequivocabile: «Il cambiamento climatico è la più grave minaccia per la salute globale del ventunesimo secolo». 2 E a novembre dello stesso anno ha pubblicato un numero speciale sul clima 3 in vista del vertice di Copenaghen, a cui hanno partecipato i rappresentanti di 192 Paesi con l’obiettivo di raggiungere un accordo sulle azioni da intraprendere per ridurre le emissioni di gas serra nei decenni a venire. I messaggi chiave veicolati da Lancet in questi anni sono molto chiari:

  • I cambiamenti climatici stanno già avendo effetti sulla salute; gli effetti più gravi ricadono sulle popolazioni più povere del pianeta, che sono anche le meno responsabili delle emissioni di gas serra.
  • La questione centrale non è più se vi saranno in futuro cambiamenti climatici, ma l’individuazione delle risposte operative più efficaci (vd. p. 202-203 di questo fascicolo di E&P).
  • Le misure necessarie per contrastare il riscaldamento del pianeta in gran parte coincidono con quelle volte a migliorare la salute globale e a ridurre le disuguaglianze di salute (una potente argomentazione da utilizzare nelle trattative sul clima).
  • I professionisti della salute, a tutti i livelli, devono impegnarsi in prima persona nella produzione e diffusione di conoscenze scientifiche rigorose sull’argomento.
  • Ma soprattutto, se non vogliono trovarsi a fronteggiare le conseguenze catastrofiche dell’inerzia nei confronti del cambiamento climatico, devono essere in prima fila nello sviluppo e nella realizzazione di servizi sanitari «a bassa emissione di gas serra» e nello spiegare ai pazienti e alla popolazione i benefici di salute per gli individui e per la collettività derivanti da una organizzazione sociale low-carbon.
  • Si deve agire anche con l’esempio personale, cercando di influenzare gli enti in cui si lavora affinché riducano le emissioni.
  • Occorre sostenere con forza l’idea della condivisione equa degli impegni per ridurre le emissioni di gas serra e occorre chel’azione venga indirizzata a coloro che sono nella posizione migliore per influenzare i processi politici sottesi.
  • Bisogna amplificare in modo innovativo e creativo il messaggio attraverso le tante reti di professionisti della salute che già sono operative.
  • E, non ultimo, bisogna attivarsi affinché gli studi sulla quantificazione dei benefici per la salute derivanti da azioni rivolte a ridurre l’emissione di gas serra siano condotti in modo indipendente.

     

Epidemiologia&Prevenzione, da parte sua, sostiene che gli epidemiologi, e in generale agli operatori di salute pubblica che leggono questa rivista, dovrebbero cominciare a prendere esplicitamente in considerazione i rischi climatici in tutti gli studi e nelle valutazioni di rischio ambientale. Tanto in prese di posizione di ordine generale, come i position paper prodotti dal-l’AIE (pensiamo per esempio a quale peso avrebbero potuto avere argomentazioni sul clima nel documento AIE sul trattamento dei rifiuti), quanto in studi locali che richiedono valutazioni di impatto, VIA, VIS, VAS, AIA eccetera.

La rivista dell’AIE

Epidemiologia&Prevenzione ha molto apprezzato l’impegno di Lancet in questo campo, e in particolare la capacità della rivista di stimolare e indirizzare la produzione scientifica (autorevole e rigorosa, come di regola in questa testata) verso la ricerca di risposte ai quesiti scottanti del momento (nel caso specifico, «quali e quanti benefici per la salute derivano dagli interventi di riduzione dei gas serra?») in modo da fornire ai decisori politici, al momento giusto, conoscenze scientifiche in grado di diminuire in una qualche misura le condizioni di incertezza in cui si trovano ad operare. Nella fase di transizione tra la vecchia E&P (di carta) e la nuova E&P (in parte di carta, ma soprattutto on-line) l’ambizione e la speranza della rivista è di riuscire a fare altrettanto nelle questioni riguardanti le politiche di salute pubblica nel nostro Paese.

Bibliografia

1. MC Michael AJ, Woodrruff RE, Hales S. Lancet 2006; 367: 859-69.
2. Costello A et al. Lancet 2009; 373: 1693-773.
3. Health and climate change. The Lancet Series 2009. http://www.thelancet.com/series/health-and-climate-change.