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Epidemiol Prev 2011; 35 (2 EPdiMezzo): 4-4

Acqua all'arsenico: intervista agli assessori

  • Cinzia Tromba1

  1. Inferenze scarl

Riassunto:

Dal 1998 una direttiva europea stabilisce in 10 µg/l il limite massimo di arsenico tollerato nell’acqua potabile. Ma l’Italia non ha ancora provveduto a rientrare in questi limiti su tutto il territorio nazionale. Tant’è vero che in alcune regioni italiane ci sono ancor oggi comuni dove l’acqua che esce dal rubinetto contiene concentrazioni di arsenico maggiori.


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Per questo motivo il governo italiano ha inoltrato alla Comunità europea la richiesta di una terza (e ultima) deroga ai limiti di legge di alcuni inquinanti presenti nell’acqua potabile, tra cui appunto l’arsenico. Il 28 ottobre 2010 la Commissione europea ha concesso deroghe solo ai comuni che avevano richiesto di poter continuare a distribuire acqua con concentrazioni di arsenico tra i 10 e i 20 µg/l per periodi limitati  (in tutto otto comuni: 6 in Lombardia, 2 in Toscana). Restavano così fuori norma altri 128 comuni che avevano chiesto deroghe per valori superiori ai 20 µg/l (91 comuni in Lazio, 16 in Toscana, 10 in Trentino-Alto Adige, 8 in Lombardia  e 3 in Umbria). Questi ultimi hanno dovuto riformulare la domanda di deroga per valori al di sotto dei 20 µg/l. Queste nuove domande sono state accettate dalla CE il 22 marzo scorso; le deroghe concesse sono comunque temporanee (non oltre il 31.12.1012), inoltre, non valgono per l’acqua utilizzata da neonati e da bambini fino a tre anni di età e dall’industria alimentare.

E&P ha posto alcune domande in merito agli assessori all’ambiente delle due regioni più interessate: Marco Mattei del Lazio e Annarita Bramerini della Toscana. Ecco le loro risposte.

Intervista a Marco Mattei, assessore all'ambiente della Regione Lazio

1. Alla luce della recente concessione della deroga a 20 mcg/l, quanti comuni risultano eccedere anche questo limite? Che disposizioni intende dare a queste amministrazioni?

I Comuni che superano il limite dei 20 microgrammi per litro sono 21 e sono concentrati nella zona del viterbese. La Regione Lazio ha voluto dare vita a una specifica Unità di crisi sull’arsenico che prevede il coinvolgimento attivo di tutti  i soggetti interessati allo scopo di fornire un concreto aiuto ai sindaci dei territori interessati a questa emergenza. In tal modo gli amministratori possono contare sul supporto concreto della Regione e non vengono lasciati soli.

2. E come si intende rientrare, alla scadenza di questa ulteriore deroga, entro i limiti previsti dall'UE?

Per rientrare nei limiti previsti dalla legge entro la fine del 2012 la Regione Lazio ha predisposto un programma di interventi, per un costo di circa 65 milioni di euro, che prevede l’installazione di un sistema di dearsenificatori e impianti di potabilizzazione all’uscita delle fonti e per operazioni di filtraggio e rimessa in circolo dell’acqua purificata. Nei prossimi mesi, sulla base delle risultanze di uno studio messo a punto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Edile e Ambientale dell’Università di Roma, sono inoltre previsti ulteriori interventi.

3. Quali sono i motivi che non hanno permesso di far rientrare i livelli di arsenico nell’acqua potabile nel corso degli ultimi dieci anni?

La Giunta Polverini si è insediata nell’aprile dello scorso anno. Non è mia abitudine esprimere giudizi sull’operato degli amministratori che mi hanno preceduto. Da parte nostra stiamo dimostrando con i fatti di voler dare una soluzione concreta e in tempi rapidi a tale emergenza mirando innanzitutto all’obiettivo principale che è quello della tutela della salute dei cittadini. Ogni famiglia deve avere la garanzia che l’acqua prelevata dai rubinetti del proprio domicilio non sia in alcun modo dannosa per la salute.

4. Crede che la concessione di un’ulteriore deroga abbia posto rischi sanitari per la popolazione?

Da medico e da amministratore ho ritenuto opportuno promuovere uno studio epidemiologico sull’arsenico nelle acque servendomi delle competenze del Dipartimento regionale di Epidemiologia della ASL Roma E. Lo studio pilota che partirà nei prossimi mesi prevede l’arruolamento di una coorte di residenti nei comuni interessati per una indagine su morbosità, mortalità e spedalità su un periodo di riferimento di circa 10 anni. Ad oggi abbiamo dei dati che risalgono al passato  e che analizzano solamente i livelli a basse esposizioni di arsenico nella vescica e nei polmoni. Il nostro scopo è di raccogliere dati e risultati scientificamente validati sugli effetti dell’esposizione all’arsenico sulla salute umana che possano rappresentare un contributo innovativo per la letteratura internazionale su questa materia.

Intervista a Anna Rita Bramerini, assessore all'ambiente e energia Regione Toscana

1. Che disposizioni ha dato ai comuni della sua Regione che risultano superare i limiti previsti dalla direttiva UE?

Dopo il parere della Commissione Europea, la Regione Toscana si è tempestivamente attivata su diversi fronti con i soggetti istituzionali direttamente competenti.

1.   Ha dato innanzitutto adeguata informazione sulla questione ai gestori dei servizi idrici integrati, ai Comuni interessati e alle ASL, perché dessero qualificata informazione alla popolazione sui limiti e sulle attenzioni d’uso delle acque.

2.   Ha quindi informato i sindaci interessati affinché limitassero l’uso per il consumo potabile da parte dei bimbi al di sotto dei 3 anni d’età (come richiesto dalla UE, ndr) e ha monitorato che venissero adottate le ordinanze in merito.

3.   Ha poi svolto un lavoro di coordinamento sui soggetti  preposti alla realizzazione degli interventi del servizio idrico integrato utili a  superare le situazioni dove si erogavano acque con parametri in deroga.

4.   Inoltre ha monitorato le determinazioni assunte dalle ASL dei territori interessati  soprattutto per le indicazioni e  i contributi tecnico-sanitari forniti ai sindaci sia in merito alla situazione che alle limitazioni o alle accortezze d'uso e al tempo stesso ha controllato che i sindaci dessero il via alle campagne di informazione.

5.   Ha infine fatto da coordinamento tra le due Autorità di Ambito territoriali Ottimali e i due gestori riguardo alla presentazione, per otto  comuni dell’isola d’Elba e fino al 31.12.2012, di nuove domande di concessione di deroghe per erogazione di acqua potabile con valori massimi di arsenico al di sotto dei 20 microgrammi/litro.

2. Quali misure sono state adottate? E che risultati hanno ottenuto?

Tutti i comuni hanno attivato compagne di informazione alla popolazione sulla situazione adeguatamente supportati dalle ASL e dai gestori dei Servizi Idrici, che peraltro da parte loro hanno attivato altrettante campagne d’informazione.

Tutti i comuni hanno anche adottato le necessarie ordinanze per il divieto d’uso idropotabile delle acque per i bimbi al di sotto dei tre anni di età e sono poi state adottate le residue necessarie azioni da parte dei gestori del servizio idrico integrato per rimuovere definitivamente le ultime situazioni di erogazioni in deroga.

3. Quali sono i motivi che non hanno permesso di far rientrare i livelli di arsenico nell’acqua potabile nel corso degli ultimi dieci anni?

Va premesso che 8 anni fa i comuni interessati da acque idropotabili erogate con contenuto di arsenico superiore a 10 microgrammi/litro erano ben 58, con limite concesso di 50 microgrammi/litro.

Dal 2003 i due gestori hanno realizzato parte degli interventi necessari al ripristino di erogazioni di acque a norma, così ad oggi la situazione è questa: per 47 comuni sono stati realizzati e messi in esercizio gli interventi e gli impianti necessari al ripristino di rogazioni a norma, ovvero entro i limiti ordinari di legge.

Sugli acquedotti che alimentano i rimanenti 11 comuni sono stati realizzati primi interventi urgenti (eliminazione di sorgenti ad elevato contenuto di arsenico, interconnessioni con acquedotti non prima gestiti dai gestori del SII, scrutamento di nuove risorse) che consentono di avere acque erogate entro i limiti di legge. Poiché però questi interventi non sono sufficienti a garantire tale rispetto nei mesi estivi in cui si registra il massimo consumo, ovvero fanno correre il rischio di non avere adeguate disponibilità di acqua se si volessero mantenere i limiti di legge, è stata programmata la realizzazione di un dissalatore di acqua marina che consentirà di risolvere definitivamente il problema. Tale impianto deve entrare in esercizio entro il 31.12.2012.

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