6 maggio 2014 - Comunicato Stampa

Pubblicato il terzo rapporto dello studio SENTIERI

COMUNICATO STAMPA

SENTIERI – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori
e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento:
Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri

(Epidemiologia & Prevenzione 2014; 38(2) Suppl. 1)

 

E’ stato pubblicato il terzo Rapporto di SENTIERI­ – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, il progetto finanziato dal Ministero della salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità (ISS) che ha come obiettivo lo studio del rischio per la salute nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN).

Edito come supplemento al numero 2 del 2014 di Epidemiologia & Prevenzione, il volume «SENTIERI­ – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento: Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri» è liberamente scaricabile dal sito della rivista (download del supplemento)

I primi due rapporti SENTIERI, comparsi anch’essi come supplementi di Epidemiologia & Prevenzione nel 2010 e nel 2011, avevano riguardato rispettivamente:

Questo terzo volume, frutto della collaborazione tra ISS e Associazione italiana del registri tumori (AIRTUM), si è sviluppato nel solco delle indicazioni di approfondimento prospettate nel rapporto del 2011. Allo studio della mortalità nei SIN affianca infatti le analisi di due importanti parametri: i ricoveri ospedalieri e l’incidenza dei tumori.

La scelta di analizzare l’incidenza oncologica (nuovi casi/anno) ha comportato la restrizione dell’analisi a 18 dei SIN inclusi nel Progetto SENTIERI, quelli coperti dalla rete AIRTUM dei Registri tumori. Va notato a questo proposito che uno studio precedente aveva documentato un eccesso di incidenza pari al 9% negli uomini e al 7% nelle donne nell’insieme di 23 SIN (in questo caso si aggiungevano, per 6 SIN, i dati derivati dai registri tumori infantili che in SENTIERI non sono stati utilizzati).

In questo rapporto quindi si trova, per i 18 SIN esaminati:

  • un aggiornamento dei dati di mortalità al 2010 (nel volume precedente analizzava il periodo 1995-2002);
  • l’analisi dell’incidenza oncologica relativa al periodo 1996-2005 in 17 SIN (per il SIN di Trieste non è stato possibile fornire i dati di incidenza oncologica per problemi di ordine metodologico);
  • una prima analisi dei dati di ospedalizzazione relativi al periodo 2005-2010.

Questi tre esiti sanitari sono stati studiati attraverso metodi omogenei applicati a fonti informative certificate, rispettivamente Istat, AIRTUM e Ministero della salute.

RISULTATI PRINCIPALI

L’analisi, in aggiunta alla mortalità, dei dati riguardanti l’incidenza oncologica e i ricoveri ospedalieri è cruciale. Quando si ha a che fare con patologie ad alta sopravvivenza, infatti, lo studio  della sola mortalità porterebbe a sottovalutarne l’impatto effettivo. E’ il caso, per esempio, del tumore della tiroide, per il quale in alcuni SIN sono stati rilevati incrementi in entrambi i generi per quanto riguarda sia l’incidenza tumorale (Brescia-Caffaro: + 70% per gli uomini, +56% per le donne; Laghi di Mantova: +74%, +55%; Milazzo: +24%, +40%; Sassuolo-Scandiano: +46%, +30%; Taranto: +58%, +20%) sia i ricoveri ospedalieri (Brescia-Caffaro: + 79% per gli uomini, +71% per le donne; Laghi di Mantova: +84%, +91%; Milazzo: +55%, +24%; Sassuolo-Scandiano: +45%, +7%; Taranto: +45%, +32%).

Sempre grazie alle analisi dell’incidenza oncologica e dei ricoverati, a Brescia-Caffaro sono stati osservati eccessi per quelle sedi tumorali che la valutazione della Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS (IARC) del 2013 associa certamente (melanoma) o probabilmente (tumore della mammella e per i linfomi non-Hodgkin) con i PCB (policlorobifenili), principali contaminanti nel sito. L’incidenza di melanoma infatti rivela un eccesso del 27% e del 19% tra gli uomini e le donne, rispettivamente, mentre i ricoveri ospedalieri per la medesima malattia fanno registrare un eccesso del 52% nel sesso maschile e del 39% in quello femminile.

Per i tumori della mammella, tra le donne si registra un eccesso del 25% per quanto riguarda l’incidenza, del 15% per i ricoveri ospedalieri, mentre per i linfomi non-Hodgkin l’aumento dell’incidenza è del 14% (uomini) e del 25% (donne), quello dei ricoveri ospedalieri è intorno al 20% per entrambi i sessi (uomini: +19%, donne: +18%).

Una seconda novità introdotta in questo nuovo rapporto è la presentazione del profilo di rischio oncologico per le popolazioni dei SIN il cui scopo è identificare, tra le lunghe liste di rischi relativi fornite per ognuno dei siti, una sintesi dei risultati che sia utile per identificare priorità generali per azioni di sanità pubblica. Un primo risultato di questa analisi è che ha poco senso ordinare le 17 aree per gravità come profilo di incidenza tumorale, perché non è possibile definire poche sedi tumorali o pochi SIN come particolarmente compromessi. Quindi, ogni SIN deve essere valutato separatamente.

Da questa analisi emerge tuttavia con forza la gravità della esposizione ad amianto subita dalle popolazioni residenti nei SIN e che risulta evidente, per gli uomini, dai dati relativi al mesotelioma. Eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano infatti nei SIN siciliani di Biancavilla (CT) e Priolo (SR), dove è documentata la presenza di asbesto e fibre asbestiformi, ma anche nei SIN con aree portuali (es: Trieste, Taranto, Venezia) e con attività industriali a prevalente vocazione chimica (Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste): un dato, questo, che conferma la diffusione dell’amianto nei siti contaminati anche al di là di quelli riconosciuti tali in base alla presenza di cave d’amianto e fabbriche di cemento-amianto.

Dall’analisi del profilo di rischio oncologico risulta anche una maggiore incidenza di tumore del fegato in entrambi i generi riconducibile, in termini generali, a un diffuso rischio chimico nei SIN.

Ma non si tratta solo di tumori. Per esempio, nel SIN Basso bacino del fiume Chienti sono emersi eccessi per le patologie del sistema urinario, in particolare le insufficienze renali, che inducono a ipotizzare un ruolo causale dei solventi alogenati dell’industria calzaturiera. Sempre per le patologie renali è stato suggerito un approfondimento nel SIN di Taranto.

Nel SIN di Porto Torres (SS) si registrano eccessi in ambedue i sessi e per tutti gli esiti considerati (mortalità, incidenza oncologica, ricoveri ospedalieri) per patologie come le malattie respiratorie e il tumore del polmone, per i quali si suggerisce un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici; per le stesse patologie rilevate a Taranto è stato suggerito un ruolo delle emissioni degli stabilimenti metallurgici.

In generale, i risultati di questo volume relativi a tre esiti differenti risultano, nel loro insieme, coerenti con le precedenti analisi della sola mortalità per il periodo 1995-2002.

RACCOMANDAZIONI

L’indicazione formulata, per tutti i SIN, è stata di acquisire maggiori conoscenze dei contaminanti presenti nelle diverse matrici ambientali al fine di stimare meglio l’esposizione attuale e pregressa; è questo il caso, per esempio, di Bolzano e del Basso bacino del fiume Chienti, dove è documentata la contaminazione di suolo e falda.

L’utilità di avviare o proseguire programmi di biomonitoraggio umano è stata indicata, tra gli altri, per i SIN di Brescia-Caffaro e Trento. Sono stati inoltre raccomandati programmi di monitoraggio biologico relativi alla catena alimentare in sub-aree ben definite del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano.

In alcuni SIN lo studio SENTIERI fornisce dati che corroborano ulteriormente la necessità di non rinviare le azioni di bonifica. E’ il caso del già citato SIN di Brescia-Caffaro. Ma anche del SIN di Biancavilla, dove gli eccessi riscontrati per mesoteliomi e tumori maligni della pleura in entrambi i sessi sono riconducibili a un’unica fonte di esposizione, una cava di materiale lapideo contenente una fibra asbestiforme di nuova identificazione, la fluoro-edenite.

In siti più complessi, come quello di Taranto, i risultati di SENTIERI e l’insieme delle conoscenze disponibili attribuiscono un ruolo alle esposizioni ambientali. A Taranto e in altri SIN per i quali le conoscenze sono ricche e solide è ora possibile prevedere procedure di valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS).

CONCLUSIONI

Questo terzo rapporto rappresenta un’ulteriore tappa del processo di costruzione del sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati italiani, che costituisce la finalità del Progetto SENTIERI.

E, se le caratteristiche metodologiche dello studio SENTIERI non consentono, in linea generale, la formulazione di valutazioni causali, permettono tuttavia di individuare situazioni di possibile rilevanza eziologica da approfondire con studi mirati, senza che questo dilazioni l’indifferibile risanamento ambientale.

Contatti:

Istituto Superiore di Sanità, Roma
e-mail: ufficio.stampa@iss.it
tel. 06-4990295

Link

SENTIERI 1
SENTIERI 2
SENTIERI 3
http://www.iss.it/binary/publ/cont/ANN_14_02_COMBA.pdf

AllegatoDimensione
CS_SENTIERI3-OK.pdf203.88 KB