4 febbraio 2016 - Comunicato stampa

Ecco come si spiegano le migliaia di morti in eccesso del 2015

Epidemiologia & Prevenzione, rivista dell’Associazione di Epidemiologia rende noti in advance i risultati di 2 studi sulle cause dell’eccesso di mortalità del 2015 che verranno pubblicati sul numero 1/2016 (Epidemiologia & Prevenzione 2016; 40(1): 9-11 e 22-28).

L’allarme sull’eccesso di mortalità dell’anno appena passato ha tenuto banco per settimane e ha sollevato parecchi quesiti tra i cittadini e tra gli esperti. Si è verificato davvero un surplus di decessi? Perché nel 2015 tanti morti? Colpa della crisi economica? Dei tagli alla sanità? Dell’influenza? Dell’inquinamento atmosferico? Del clima?

Epidemiologia&Prevenzione, la rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, contribuisce a fornire risposte basate su dati solidi pubblicando in advance lo studio «Sull’incremento della mortalità in Italia nel 2015: analisi della mortalità stagionale nelle 32 città del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera», realizzato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di epidemiologia del SSR del Lazio e della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute

Avendo a disposizione i dati del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (SiSMG), che comprende 32 città, i ricercatori hanno potuto studiare l’andamento della mortalità nelle diverse stagioni dell’anno, approfondendo così l’analisi rispetto a quanto reso possibile dalle sole statistiche Istat (quelle che hanno innescato il dibattito di fine anno e che, al momento, forniscono solo dati aggregati). E hanno confermato un incremento di mortalità per il 2015 con due picchi, nei primi tre mesi dell’anno e in luglio-agosto.

«L’analisi stagionale della mortalità in 32 città evidenzia per gli ultra 65enni un incremento significativo dei decessi nel 2015 sia nel periodo invernale (+13%, prevalentemente nella popolazione +85 anni, per patologie respiratorie) sia in quello estivo (+10%, anche nelle fasce d’età più giovani)» dichiara Paola Michelozzi, del Dipartimento di epidemiologia del SSR del Lazio, prima firmataria dell’articolo.

Va sottolineato che tale aumento è calcolato non rispetto al solo 2014 (anno caratterizzato da un’anomala bassa mortalità) ma relativamente alla media del quinquennio precedente (2009-2013).

«Per quanto riguarda le ragioni sottostanti al fenomeno», continua Michelozzi, «fattori meteorologici (basse ed elevate temperature) e non meteorologici (virus influenzali), oltre all’ampiezza della popolazione a rischio (pool di suscettibili), sono le concause dell’eccesso osservato e spiegano la variabilità stagionale e inter-annuale della mortalità, soprattutto nella popolazione molto anziana».

La questione del pool dei suscettibili, citata da Michelozzi, viene approfondita nell’editoriale di accompagnamento «Una strage o solo un dato statistico? Il surplus di decessi nel 2015» a firma di Cesare Cislaghi (economista sanitario) Giuseppe Costa (epidemiologo) e Aldo Rosano (demografo), secondo i quali la Prima guerra mondiale, tanto evocata dai giornali nelle scorse settimane, ha davvero a che fare con l’eccesso di morti del 2015, ma in un modo totalmente diverso da quanto prospettato. Si tratta infatti di un fenomeno demografico che, partendo dalla marcata denatalità registrata negli anni 1917-1920, si riflette oggi in un aumento del 40% degli ultranovantenni, ossia soggetti ad alto rischio di morte. E’ evidente che, se c’è un 40% in più di soggetti a rischio di manifestare un evento, cioè il decesso, ci si deve anche aspettare che ci sia un 40% in più di eventi, cioè di decessi.

Ecco il grafico in cui si illustra il ‘buco demografico’ provocato dalla denatalità causata dall’evento bellico che influenza la mortalità dei nostri giorni:

 

L’eccesso di mortalità del 2015, secondo gli autori, sarebbe quindi dovuto «in gran parte  all’aumento di popolazione anziana, fenomeno non evitabile, e in parte a fenomeni parzialmente prevenibili come l’epidemia influenzale di inizio 2015 e l’ondata di calore del luglio 2015, anche se nel merito occorrono ulteriori approfondimenti».

Ciò non toglie che, oltre il calore, i virus influenzali e la composizione  della popolazione vi possano essere altre cause di decessi in eccesso. Per esempio, si legge ancora sulla rivista degli epidemiologi, anche l’aria inquinata contribuisce a incrementare i decessi e i ricoveri prevenibili. Come si apprende da uno studio condotto da M. Renzi et al. che indaga su «Inquinamento atmosferico ed effetti sulla salute a Roma nel mese di dicembre 2015», in cui si stima che in 31 giorni nella capitale si siano verificati 26 decessi, 20 ricoveri ospedalieri e 30 accessi al Pronto Soccorso in più dovuti all’aria inquinata.

Tutti i testi citati sono disponibili in versione Open Access sul sito della rivista Epidemiologia& Prevenzione www.epiprev.it

Per Contatti:  

Paola Michelozzi, Dipartimento di Epidemiologia, SSR del Lazio, Roma; tel 06-9972215306-99722153 ;
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