25 luglio 2012 - Comunicato Stampa

Ma quanto si sbaglia negli ospedali italiani?

Epidemiologia&Prevenzione
pubblica il primo studio italiano che misura
il tasso d'incidenza degli eventi avversi negli ospedali italiani

Epidemiol Prev 2012;36(3-4):151-61

 

Nei nosocomi italiani si sbaglia più o meno quanto in quelli francesi, spagnoli, olandesi e canadesi: in circa 5 casi su cento. Molto meno se si considera la media dei dati internazionali (9%).

Ma soprattutto, in oltre il 56% dei casi gli errori clinici possono essere prevenuti. A patto che il personale sanitario applichi protocolli e linee guida rigorosi nella gestione del paziente.

E' quanto emerge dal primo studio italiano che misura il tasso d'incidenza degli eventi avversi e la loro prevenibilità in un campione rappresentativo di pazienti ricoverati in 5 grandi ospedali ubicati al Nord, al Centro e al Sud del Paese, pubblicato sul numero in uscita di Epidemiologia&Prevenzione, la rivista dell'Associazione Italiana di Epidemiologia (Riccardo Tartaglia et al. Eventi avversi e conseguenze prevenibili: studio retrospettivo in cinque grandi ospedali italiani. Epidemiol Prev 2012;36(3-4):151-61).

Conviene sgombrare subito il campo da un possibile equivoco: dire che il personale sanitario commette un errore in media in 5 persone ogni cento ricoverate non significa affermare che il 5% dei pazienti muore come conseguenza degli sbagli medici, come accaduto nel recente caso del neonato di Roma avvelenato da una flebo sbagliata.

Chiarisce a questo proposito Riccardo Tartaglia, del Centro di gestione rischio clinico e sicurezza del paziente della Regione Toscana, primo autore dello studio: «Quelli che nel nostro studio abbiamo catalogato come eventi avversi derivanti da un errore clinico coprono un ampio ventaglio di situazioni le cui ricadute vanno dal semplice prolungamento della degenza con necessità di ulteriori terapie (il caso più frequente) all'errore nella somministrazione di una terapia senza esito, fino alla presenza di una disabilità al momento della dimissione e, ma più raramente, ossia in un numero molto limitato di casi, al decesso del paziente».

Che medici e infermieri italiani non siano peggio dei loro colleghi olandesi, francesi o spagnoli è un dato da tenere a mente ogniqualvolta si leggono certi titoli sparati in prima pagina, ma ciò non significa che si possa essere soddisfatti: questo mal comune non produce neanche mezzo gaudio.

Al contrario, «il tasso di eventi avversi identificato in questo studio conferma anche a livello italiano la gravità e rilevanza delle conseguenze della ridotta sicurezza delle cure» sottolinea Tartaglia. «Come avvenuto in tutti gli altri Paesi, questi dati dovrebbero stimolare le istituzioni sanitarie a interventi urgenti per contenere il numero di incidenti. Anche perché abbiamo dimostrato che in più di 56 casi su cento è possibile prevenire gli errori. Ma per farlo occorre che negli ospedali si operi secondo protocolli e linee guida basati sulle prove di efficacia, si promuova la formazione del personale e, infine, si faccia tesoro delle raccomandazioni e delle buone pratiche per la sicurezza del paziente che il Ministero della salute e l'Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali hanno messo a disposizione sui propri siti web. Anche se non ci si può dimenticare che la medicina non è una scienza esatta e che non tutti gli eventi avversi sono prevenibili».

Allegati a questo comunicato:

Articolo scientifico di Tartaglia et al.
Editoriale di accompagnamento di Carlo Saitto

Contatti telefonici per interviste:                                  

Riccardo Tartaglia, Centro per la gestione del rischio clinico e sicurezza del paziente, Firenze
Cell. 335-8107298; tel. 055-438.32.26;
e-mail: riccardo.tartaglia@regione.toscana.it

Contatti telefonici per richiesta di materiali:                             

Inferenze, editoria e giornalismo scientifico:
tel. 02 48702283; fax 02 48706089
e-mail: segreteria@inferenze.it

 

Ulteriori materiali disponibili sul sito di E&P

http://www.epiprev.it

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