24 luglio 2012 - Comunicato Stampa

Addio  Pap  test,  benvenuto  HPV?

 

Dopo decenni di onorato servizio il test di Papanicolau potrebbe lasciare
il campo a un metodo più diretto per individuare il cancro dell'utero: la ricerca del virus HPV

Health Technology Assessment - Report

«Ricerca del DNA del Papillomavirus umano (HPV)
come test primario per lo screening dei precursori del cancro del collo uterino»

(Epidemiologia & Prevenzione 2012; 36 (3-4) Suppl. 1: e1-72).

Non più la ricerca delle cellule anomale che potrebbero trasformarsi in cancerose provocando il tumore del collo dell'utero (Pap test): d'ora in avanti, in Italia, lo screening per il tumore del collo dell'utero potrebbe cambiare strada, e puntare direttamente alla individuazione del vero responsabile della malattia, il Papilloma virus umano (HPV).

Potrebbe, se le raccomandazioni in tal senso fornite dal Rapporto «Health Technology Assessment Report - Ricerca del DNA del Papillomavirus umano (HPV) come test primario per lo screening dei precursori del cancro del collo uterino», pubblicato come supplemento a Epidemiologia & Prevenzione, saranno messe in pratica dai medici e dagli operatori sanitari e sostenute dai decisori politici.

«Se ciò accadrà, l'Italia sarà uno dei primi Paesi a effettuare questo cambiamento e applicarlo alla vasta rete degli screening organizzati», sottolinea Silvia Franceschi, dello IARC di Lione, in un editoriale di accompagnamento al volume (Epidemiologia & Prevenzione 2012; 36 (3-4): 142-44).

Ma perché si dovrebbe optare per il test HPV?

«Innanzitutto perché le prove scientifiche indicano che è più efficace del Pap test nell'individuazione delle situazioni di rischio» risponde Guglielmo Ronco, del Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte (CPO), primo autore del Rapporto. «Secondariamente, perché uno screening siffatto sarebbe meno costoso per il sistema sanitario. A patto, però, che venga effettuato con test validati secondo le linee guida europee e seguendo protocolli adeguati. Protocolli che vengono chiaramente illustrati nel nostro Rapporto».

Che cosa prevedono questi protocolli?

«Che lo screening con HPV non inizi prima dei 30-35 anni di età, che l'intervallo tra un test e l'altro, nel caso di risultato negativo, sia almeno di 5 anni (per il Pap test sono tre anni). Solo nel caso di positività all'HPV si raccomanda di eseguire il test citologico, ossia il Pap test: se si trovano cellule anormali, allora la donna viene invitata a eseguire immediatamente una colposcopia (esame che permette di visualizzare le lesioni eventualmente presenti), in caso contrario, la si invita a ripetere il test HPV dopo un anno».

Insomma, se i programmi di screening cambiassero in questo senso, per le donne significherebbe meno appuntamenti presso il consultorio o dal ginecologo e per le casse pubbliche una diminuzione dei costi. «Per essere precisi» specifica Guglielmo Ronco «ogni singolo test HPV è più costoso del sistema oggi in vigore ma, siccome verrebbero allungati gli intervalli tra un test e l'altro, e quindi diminuirebbe il numero di test a cui ogni donna dovrebbe sottoporsi, il risultato globale sarebbe un risparmio per lo stato».

Cosa si raccomanda negli altri Paesi?

«L’Europa sta andando nella stessa nostra direzione e si può dire che le raccomandazioni contenute in questo Rapporto costituiscono di fatto un’anticipazione delle Linee guida europee, che saranno pubblicate presumibilmente entro la fine dell’anno» spiega l’epidemiologo torinese, che aggiunge: «A proposito delle raccomandazioni statunitensi, constatiamo che dopo molti anni, risultano simili alle nostre, infatti anche il documento diffuso quest’anno dalla US Preventive Services Task Force consiglia il test HPV a partire dai 30 anni con intervalli di 5 anni e, per le donne più giovani, il Pap test con intervalli triennali; si è quindi compiuto un avvicinamento storico tra l’interventismo nordamericano e la maggiore cautela europea, a favore di quest’ultima».

L'approccio HTA

Questi risultati sono stati ottenuti grazie a un lavoro di équipe che non si è limitato a valutare efficacia ed effetti indesiderati del test HPV basandosi su una revisione sistematica della letteratura internazionale, ma ha analizzato anche costi, impatto organizzativo e impatto sociale di un programma di screening fondato sull'utilizzo del test HPV partendo, per questi ultimi aspetti, dall'analisi dei dati italiani disponibili.

Un approccio tipico delle valutazioni di Health Technology Assessment e che ha fatto sì che, dalla definizione degli scopi della ricerca fino alla stesura finale, tutto il lavoro sia stato  svolto con la collaborazione di un comitato consultivo formato dai vari portatori di interessi: professionisti (tutte le società scientifiche coinvolte), produttori, decisori politici, associazioni di utenti.

Così Paolo Giorgi Rossi, del Servizio di Epidemiologia AUSL di Reggio Emilia, e Presidente del Gisci (Gruppo italiano per lo screening del cervicocarcinoma), illustra l'obiettivo del lavoro: «Il fatto di andare oltre le valutazioni prettamente sanitarie ed economiche per affrontare ambiti come l'impatto organizzativo, ma anche gli aspetti sociali, comunicativi, etici e legali, ci permette di offrire un quadro completo dei vantaggi e degli svantaggi che può comportare l'adozione del test HPV nello screening perché i decisori possano decidere alla luce delle prove scientifiche più aggiornate, ma anche di tutti i risvolti valoriali che la scelta può avere».

Il Rapporto è stato finanziato dal Ministero della salute (CCM- Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie)

 

Contatti telefonici per interviste:                                  

Dr. Guglielmo Ronco, cell. 335-75.53.701

tel. 011 6333850/ 011 6333881 Segreteria

e-mail: guglielmo.ronco@cpo.it      

 

Dr. Paolo Giorgi Rossi, cell. 335-49.97.70

tel. 0522-335490; e-mail: paolo.giorgirossi@ausl.re.it

 

Contatti telefonici per richiesta di materiali:                             

Inferenze, editoria e giornalismo scientifico:

tel. 02 48702283; fax 02 48706089

e-mail: segreteria@inferenze.it

 

Il volume è on line free full-text sul sito di E&P

http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2012-36-3-4-suppl-1

 

Allegati:

Executive summary del Rapporto

Editoriale di Silvia Franceschi, IARC Lione